Vergogna

Vergogna
Kikuko, mi sono umiliata. Mi sono coperta di vergogna. Dire che le mie guance vanno a fuoco dall’imbarazzo non è abbastanza; dire che ho voglia di gettarmi su un prato, rotolare e urlare a squarciagola non rende giustizia al sentimento che provo.
Leggi questo verso della Bibbia, tratto dal Secondo Libro di Samuele: “E Tamar prese della cenere, e se la mise su la testa, e stracciò la giubba ricamata ch’ella avea indosso, e si pose le mani in sul capo, e andava gridando.”1. Povera Tamar.
La reazione adeguata da parte di una giovane donna che è stata svergognata al di là di ogni redenzione è quella di cospargersi il capo di cenere e piangere tutte le sue lacrime. So come si è sentita.
Kikuko, è proprio come hai detto tu: gli scrittori sono spazzatura; no, peggio, sono demoni. Persone orribili. Come mi sono coperta di vergogna, Kikuko! Non te l’ho detto, ma ho scritto delle lettere a Toda-san. Sì, proprio lo scrittore e poi alla fine l’ho incontrato, per poi vergognarmene tremendamente. Una totale follia.
Lascia che ti racconti tutta la storia, sin dall’inizio. I primi di settembre ho spedito questa lettera a Toda-san, puoi ben vedere quanto fossi piena di me quando l’ho scritta.
Salve.
So bene che scriverle potrebbe sembrare un gesto impudente. Probabilmente nessuna lettrice ha mai letto i suoi racconti e i suoi romanzi. La maggior parte delle donne legge solo i libri pubblicizzati massicciamente, non hanno gusti propri. Scelgono sulla base di un’insensata vanità - Se tutti lo leggono, devo leggerlo anche io. Provano il più profondo rispetto per gli intellettualoidi, e trovano affascinanti le teorie più inutili e tediose. Lei d’altra parte, mi perdoni se mi esprimo così, non saprebbe cos’è una teoria neanche se se la trovasse davanti per sbaglio. Ovviamente lei non è un intellettuale. Ho cominciato a leggere i suoi romanzi la scorsa estate, e ad oggi ho letto praticamente tutto quello che lei ha scritto. Non ho bisogno di conoscerla per farmi un’idea chiara delle condizioni in cui vive, così come delle sue fattezze e del suo carattere. Direi che il fatto che lei non abbia lettrici rappresenti una sua caratteristica distintiva. Nelle sue opere lei descrive chiaramente la sua povertà e grettezza; i suoi battibecchi coniugali, volgari ed egoistici; le sue immonde malattie; la bruttezza delle sue fattezze; la sozzura del suo vestiario fatto di cenci ; il modo in cui tracanna shochu2mentre trangugia tentacoli di polpo bollito, per poi esplodere in un raptus; come talvolta si ritrova a dormire per terra dopo essere svenuto; quanto sia nei debiti fino al collo. Lei rivela questi e molti altri disgustosi e nefasti dettagli della sua vita privata, il tutto con brutale onestà. La compatisco quando leggo che sta perdendo i capelli, che le stanno cadendo i denti e via dicendo, tuttavia l’insieme è talmente sgradevole che non riesco reprimere un amaro sorriso, e – mi perdoni – comincio a disprezzarla. E ora pare che lei stia cercando compagnia femminile in un certo tipo di locale che mi rifiuto di nominare. Così ha superato ogni limite, per quanto mi riguarda; delle volte leggendo devo turarmi il naso. È naturale che qualsiasi donna, senza eccezioni, la guarderebbe dall’alto in basso, disprezzandola. Ai miei amici non faccio nemmeno sapere che leggo le sue opere, se lo sapessero mi prenderebbero in giro, comincerebbero a dubitare della mia persona, e probabilmente smetterebbero di frequentarmi del tutto. Spero che lei cominci a fare un po’ di introspezione. Seppure le riconosca innumerevoli difetti – la sua istruzione carente, il suo stile di scrittura sgraziato, la sua rozza personalità, la sua ideologia lacunosa, la sua innata ignoranza, ecc. – ho scoperto che dietro tutto questo si cela un velo di profonda malinconia. Le altre donne non lo vedono; le donne, come detto poc’anzi, sono guidate dalla vanità nello scegliere cosa leggere. Le donne preferiscono i romanzi ideali, storie d’amore in lussuosi resort estivi, e cose così. Ma ritengo che la malinconia latente nelle sue opere sia qualcosa di molto più prezioso. La prego di non perdere le speranze per via della sua mancanza di fascino, gli scandali passati o il suo stile sgraziato. Ma preservi questo suo spirito malinconico, lo tenga al sicuro, e si tenga in buona salute, impari qualche nozione di filosofia, studi il linguaggio, accresca la sua conoscenza sull’ideologia. Se il suo caratteristico pathos andasse a braccetto con un solido impianto filosofico, ritengo che le sue opere in futuro non saranno più oggetto di disprezzo , com’è oggi il caso, e potrebbe anche essere che la sua figura venga riabilitata. Quando giungerà il giorno della sua redenzione, rimuoverò la mia maschera, rivelerò il mio nome e cognome e il mio indirizzo, e la incontrerò; per ora mi limiterò a incoraggiarla, in segreto. Vorrei inoltre specificare che questa non è una lettera da un’ ammiratrice, quindi la prego di non mostrarla a sua moglie e la esorto a non fare battutacce con i suoi amici, dicendo che ha conquistato un’ammiratrice. Dopotutto, anche io ho il mio orgoglio.
Kikuko, questo è quello che ho scritto, quasi parola per parola. Mi sono rivolta a lui chiamandolo kika, che potrebbe essere troppo formale, forse un po’ imbarazzante, ma chiamare anata qualcuno tanto più grande di me sarebbe stato troppo informale. Dopotutto, non volevo fargli dimenticare la sua età, e non volevo che si facesse strane idee. Detto questo, non lo rispetto abbastanza da chiamarlo sensei e poi sarebbe innaturale chiamare in questo modo qualcuno così poco istruito. Comunque sia, non ho avuto ripensamenti dopo aver imbucato la lettera nella cassetta della posta. Pensavo di aver fatto una buona azione: dare anche solo un po’ di coraggio a una persona per la quale si prova pena, tira su il morale. Non ho scritto il mio nome o il mio indirizzo nella lettera, avevo paura di farlo! Sarebbe uno shock per mia madre se quest’uomo si presentasse a casa nostra, trasandato e ubriaco; potrebbe minacciarci o intimarci di prestargli dei soldi, o cose del genere. Del resto, chissà di cosa sarebbe capace un uomo con così brutte abitudini; perciò sono rimasta anonima. Ma Kikuko, non è andata così; quel che è successo è stato orribile. Non ho avuto altra scelta, ho scritto un’altra lettera e questa volta ho scritto il mio nome e il mio indirizzo.
Kikuko, sono così infantile; quando leggerai quanto ho scritto nella seconda lettera, avrai un’idea chiara della situazione. Ecco quello che ho scritto, non ridere per favore.
Toda-san, sono esterrefatta. Come ha scoperto la mia identità? Si, mi chiamo Kazuko, ho ventitré anni, mio padre è un professore universitario. Ha fatto un ottimo lavoro nello smascherarmi. Sono rimasta sbigottita nel leggere la sua nuova storia su Bungakukai3. Ora mi è molto chiaro che quando si ha a che fare con gli scrittori non si deve mai abbassare la guardia. Come ha ottenuto tutte queste informazioni su di me? Lei è riuscito anche a leggermi dentro: “Sono diventata una ragazza indecente che sogna ad occhi aperti cose indicibili” questo singolo passaggio è come un dardo e rappresenta la prova dell’impressionante progresso che ha fatto, sono felice di sapere che la mia lettera anonima abbia contribuito a questo guizzo di creatività. Non avrei mai pensato che il supporto di una donna potesse ispirare in un autore un progresso così straordinario. Ho sentito dire che anche icone della letteratura come Hugo e Balzac non avrebbero mai concepito i loro capolavori senza il conforto e la protezione di certe donne. Perciò, per quanto inadeguata possa essere la mia assistenza, ho deciso di aiutarla; la prego di tenere duro; le spedirò delle lettere di tanto in tanto. Riguardo alla sua ultima storia, per quanto esplorare anche parzialmente la psicologia delle donne sia certamente un passo in avanti, e nonostante in alcuni passaggi abbia mostrato una grande abilità in questo senso, non mi sembra che lei abbia centrato il punto, per così dire. In quanto giovane donna, posso insegnarle molto riguardo a quanto accade nei nostri cuori. Ritengo che lei come scrittore abbia un enorme potenziale, non dubito che le sue opere miglioreranno costantemente; la prego, legga più libri e coltivi le sue abilità di ragionamento logico. Nessuno può diventare un grande autore senza un certo grado di raffinatezza. Qualora lei si dovesse trovare in seria difficoltà, mi scriva pure. Ora che ha fatto cadere la mia maschera, non la indosserò più; in calce ho indicato il mio nome e il mio indirizzo, non mi nascondo dietro uno pseudonimo. Non si preoccupi, desidero incontrarla un giorno, quando avrà rivisto il suo modo di essere, e si sarà redento completamente, sino ad allora dovremo limitarci a sentirci per corrispondenza. Devo ammetterlo, la cosa che mi ha scosso profondamente è stato il fatto che lei sapesse il mio nome. Immagino che la mia lettera le abbia suscitato un tale grado di emozione, che lei l’avrà mostrata ai suoi amici, magari avrà chiesto ad una sua conoscenza che lavora in qualche giornale di fare ricerche sul francobollo e così via, per poi trovarmi. Non è forse andata così?È deprecabile il fatto che gli uomini facciano tanto rumore per una lettera da una donna. La invito a rispondere a questa lettera, spiegandomi come ha fatto a sapere il mio nome e la mia età. Teniamoci in contatto, e d’ora in avanti scriviamoci più serenamente e cordialmente.
Si prenda cura di sé.
Kikuko, mi viene da piangere e sudo freddo ogni volta che rileggo questa lettera. Pensa: mi sono sbagliata del tutto. Lui non scriveva di me. Non c’entravo per niente. Oh, che vergogna. Kikuko, abbi compassione di me. Ti dirò tutto.
Hai letto il racconto di Toda-san, “I sette fiori della primavera” nel numero di questo mese di Bungakukai? Una ragazza di ventitré anni, che ha paura dell’amore e pensa che la felicità sia detestabile, finisce per sposare un uomo anziano e ricco di sessant’anni, ma subito si scoccia di questa vita e si ammazza. Questa è la storia. Una storia cruda, cupa, con quell’aria tipica dei racconti di Toda. Quando l’ho letta, ho pensato che la protagonista fosse stata scritta prendendo me come riferimento. Avevo appena letto due o tre righe prima di rendermene conto, e mi si è raggelato il sangue. In fondo, la protagonista ha il mio stesso nome e la mia stessa età. E suo padre insegna all’università, proprio come mio padre. A parte questo, la storia della sua vita è totalmente diversa dalla mia, ma per qualche ragione mi ero convinta che le cose che avevo scritto erano state usate come spunto anche per questi dettagli. È da questa mia pura ingenuità che proviene davvero la mia vergogna.
Quattro o cinque giorni dopo ho ricevuto una cartolina da Toda-san, ed ecco cosa mi ha scritto:
Cara signora, ho ricevuto la sua ultima lettera. Grazie per il suo sostegno. Ho letto anche quella precedente. Non sono così sprovvisto di cortesia da leggere una lettera alla presenza di mia moglie per mettere qualcuno in ridicolo. Né l’ho mai fatto con gli amici. A tal riguardo, le chiedo di rasserenarsi. In merito alla sua proposta di incontrarmi quando avrò perfezionato il mio carattere, l’unica risposta che posso darle è che mi domando se sia possibile per l’essere umano perfezionarsi. Cordiali saluti, ecc.
Eccolo lo scrittore, ho pensato: quest’uomo ci sa davvero fare, con le parole. Era un po’ petulante, ma dovevo ammettere che aveva vinto lui quel round. Ci ho pensato per un giorno intero, e la mattina seguente mi sono svegliata sapendo che dovevo incontrarlo. Era essenziale che lo incontrassi. Ovviamente, lui stava soffrendo. Se non fossi andata io a incontrarlo, sarebbe finito a pezzi. Stava aspettando che andassi da lui. Non l’avrei deluso. Ho iniziato subito a prepararmi.
Kikuko, una ragazza dovrebbe indossare i suoi abiti più eleganti quando visita uno scrittore impoverito che vive in una casa popolare? Certo che no. Ricordi che scandalo scoppiò quando la responsabile di un’associazione femminile se ne andò in giro per i bassifondi sfoggiando uno scialle in pelliccia di volpe? Si deve essere coscienziosi su queste cose. Stando a quanto mi aveva scritto, Toda-san non usa neppure un vero e proprio kimono per vestirsi, solo una vestaglia imbottita. I tatami di casa sua sono ridotti a brandelli, quindi tutto il pavimento è coperto con dei fogli di giornale. Mi sembrava da incoscienti presentarmi in una casa così povera indossando, per dire, il vestitino rosa che ho finito di cucire di recente, perché nel fare una cosa del genere porterei solo vergogna e dispiacere alla famiglia. Ho indossato una vecchia gonna rattoppata di quando andavo al liceo e una giacca gialla che usavo per sciare molti anni fa. Questa giacca mi va veramente stretta adesso, ha le maniche strappate che arrivano solo a metà degli avambracci, dunque faceva proprio al caso mio. Avendo letto le sue storie, sapevo anche che Toda-san soffre di beriberi, quindi ho preso un lenzuolo dal mio letto, l’ho piegato e avvolto in un furoshiki di seta per portarglielo. Avevo intenzione di consigliargli di coprirsi le gambe con il lenzuolo quando lavorava. Siccome non volevo che mamma mi vedesse e domandasse dove stessi andando, sono uscita dalla porta sul retro. Kikuko, voglio che tu sappia che uno dei miei incisivi è rimovibile; allora, sul treno me lo sono tolto di nascosto, per sembrare bruttissima. Sapevo che a Toda-san mancavano tanti denti: perciò, per metterlo a suo agio e non farlo vergognare, volevo mostrargli che anche i miei denti erano un disastro. Mi sono anche spettinata i capelli e mi sono trasformata in una donna orrenda e indigente. Bisogna stare attenti a tutti i dettagli, quando si prova a dare conforto a un individuo debole, sventurato, stroncato dalla miseria.
La casa di Toda-san è fuori città. Dopo aver cambiato un paio di treni sono scesa alla stazione giusta, mi sono fermata a una cabina della polizia per chiedere indicazioni e ho trovato la casa abbastanza facilmente. Kikuko, lui non vive in una casa popolare. Ha una casa tutta sua, piccola ma ordinata. Il giardino era ben curato, con tante rose d’autunno in piena fioritura. Non me l’aspettavo affatto. Ho aperto la porta scorrevole per presentarmi e ho visto crisantemi disposti ad arte dentro una bacinella con poca acqua sopra la scarpiera. Una donna cordiale e molto raffinata, che ho scoperto poi essere la moglie di Toda-san, è venuta all’ingresso a salutarmi, facendo educatamente un inchino. Mi sono chiesta se non fosse la casa sbagliata.
«Mi scusi, ma è per caso questa la casa dello scrittore Toda-san?»
«Sì, lo è.»
«Il sensei è qui?» ho chiesto, sorpresa dal fatto che lo stessi chiamando così.
Mi ha mostrato lo studio, dove ci ho trovato un signore dall’aspetto serio seduto tutto composto alla sua scrivania. Non indossava una vestaglia imbottita. Aveva un kimono blu scuro elegante, di un materiale spesso che non ho saputo riconoscere, e una fascia nera rigida con una sola striscia bianca. Lo studio aveva l’aria di essere una stanza per la cerimonia del tè. Dentro una nicchia era appesa una pergamena con una poesia cinese scritta in calligrafia elegante, di cui non sono riuscita a decifrare nemmeno un carattere. Un cestino di bambù conteneva una bellissima composizione di edera. Accanto alla scrivania c’erano alte pile di libri.
Era tutto sbagliato: non gli mancava nemmeno un dente, non stava perdendo i capelli, era curato e di bell’aspetto. Non c’era nulla in lui che suggerisse sporcizia. Era difficile immaginare questa persona mentre tracannava schochu e collassava nel fango.
«Tutto questo è diverso da come me lo aspettavo, avendo letto le sue storie.» ho detto, dopo essermi ricomposta.
«Dice?» non sembrava curarsi granché delle mie aspettative.
«Come ha saputo di me? Sono venuta qui a chiederle questo.» speravo di riprendermi ponendo questa domanda.
Nessuna reazione.
«Mi scusi?» domandò.
«Stavo tenendo nascosto il mio indirizzo, ma lo ha trovato comunque. Come ha fatto? Questa era la prima domanda nella lettera che le ho mandato l’altro giorno.»
«Strano. Io non so nulla di lei.». Mi fissava con occhi limpidi e sereni.
«Ah!» era tutto così confuso «Se è vero, la mia lettera non avrebbe avuto nessun senso per lei. Bene! Poteva dirmelo, almeno. Di certo mi avrà presa per una fuori di testa.»
Volevo piangere. Come potevo essermi illusa così ? Che gran disastro. Kikuko, dire che le mie guance vanno a fuoco dall’imbarazzo non è abbastanza; dire che ho voglia di gettarmi su un prato, rotolare e urlare a squarciagola non rende giustizia al sentimento che provo.
«In tal caso,» ho detto «per favore, mi restituisca quella lettera. È imbarazzante. Me la restituisca, per favore.»
Toda-san ha annuito con un’espressione grave sul suo viso. Forse l’avevo fatto arrabbiare. Deve aver pensato che sono una persona terribile.
«La cercherò. Non posso conservare tutte le lettere che ricevo ogni giorno, quindi forse l’ho già buttata, ma la farò cercare da mia moglie. Se la troviamo, gliela manderò indietro. O erano due lettere?»
«Due lettere, sì.» mi sentivo completamente a pezzi.
«Lei dice che qualcosa di quello che ho scritto le ricorda la storia della sua vita, ma deve capire che non uso individui reali come riferimenti per i miei personaggi. Sono tutti inventati, è tutta finzione. E quella sua prima lettera…» si è fermato e ha chinato la testa.
«Le chiedo scusa.» ho detto. Ero una povera ragazza mendicante senza un dente. Le maniche della mia giacca stretta erano strappate. La mia gonna blu scuro era piena di toppe. Sentivo il suo disprezzo, dalla cima della testa fino alla punta dei piedi. Gli scrittori sono demoni! Sono bugiardi! Finge di essere povero quando non lo è. È di bell’aspetto ma cerca di suscitare empatia dicendo che ha un viso orrendo. È un vero letterato, ma finge di essere ignorante, dicendo di non aver ricevuto nessuna istruzione. Ama sua moglie ma scrive racconti in cui la picchia ogni giorno. Si dipinge come una persona che soffre tanto, e niente di tutto questo è vero. Ero stata ingannata. Me ne stavo lì, ero inchinata e in silenzio.
«Sta meglio?» ho chiesto, prima di andarmene. «Con il beriberi e tutto il resto?»
«Godo di ottima salute.»
Avevo portato un lenzuolo a quest’uomo: me lo sono riportato a casa. Kikuko, mi vergognavo così tanto di me stessa, che sulla strada ho affondato la faccia in quel lenzuolo e sono scoppiata a piangere. Un tassista mi ha gridato: «Idiota! Guarda dove stai andando!»
Due o tre giorni dopo ho ricevuto una raccomandata dentro una grande busta. Penso che avessi ancora un briciolo di speranza. Magari Toda-sensei mi aveva scritto qualche parola giusta per alleviare la mia vergogna. Forse dentro questa busta grande avrei trovato, oltre alle mie due lettere, un biglietto gentile e di conforto da parte sua. Ho premuto la busta sul petto e ho detto una preghiera, poi l’ho aperta. Conteneva solo le mie due lettere. Ho esaminato il fronte e il retro di ogni foglio, ma non aveva scritto una sola parola, nemmeno uno scarabocchio. Che vergogna. Mi capisci, vero? Vorrei cospargermi il capo di cenere. Mi sento come se fossi invecchiata di dieci anni. Gli scrittori non valgono niente. Sono spazzatura umana. Scrivono solo menzogne e non c’è niente di romantico in gente come loro. Vivono comodi in famiglie normali e guardano con disprezzo una ragazza in stracci, con un dente in meno, senza nemmeno salutarla, sono completamente indifferenti alla sua esistenza – quanto è orribile una cosa del genere? Non è forse questa la definizione di “menzogna”?
2 Sam 13, 19 (Bibbia Diodati, 1821). ↩︎
Lo shochu è un distillato tradizionale giapponese, diffuso tradizionalmente nell’isola di Kyushu, a sud del Giappone. ↩︎
Bungakukai è una delle maggiori riviste letterarie giapponesi, stampata dal 1898. ↩︎
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