Dal ciglio di una sgualcitura celeste

Dal ciglio di una sgualcitura celeste
Dal ciglio di una sgualcitura celeste
pendeva una mano inerte
bagnata d’ansito: perdeva
dalle dita assolate petali
gonfi di luce. Un soffio,
pigro battito d’ali di farfalla,
il respiro rosso del cielo,
li ha dispersi ovunque.
La tua pelle era calda
come la corteccia chiara dei pioppi.
Ma tu ti opponevi al torpore
del pomeriggio distesa a casaccio
sul nostro letto azzurro
come un raggio triste di sole,
tu libellula bianca,
giacevi sconfitta dallo stridore
insaziabile dell’oceano.
Con il braccio sospeso
sul farinoso pavimento
la tua mano piangeva
stracci di carta morta.
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