Sia la Luce

Sia la Luce
In un baleno Dio disse
sia la luce
e luce fu
In un battito di ciglia
squarciò l’uomo il cielo
con l’urlante sua voce
sia A ME la luce
Il sole girava annoiato
le stelle sorelle silenti.
La terra intanto pasceva
la luna quieta guardava.
L’uomo gridò ancora
strepitava
smaniava
sveniva
stranito
estraniato
VOLEVA! VOLEVA! VOLEVA!
Ma nulla si mosse.
In grido strozzato
grondaia morente.
FUTILE! FUTILE! FUTILE!
E l’uomo allora irato
trafisse quel dio in terra
e dal suo sangue nero
a propria somiglianza
forgiò a sé la luce.
La chiuse dentro ai vetri
la espose per la strada
a ciottoli e a bestie
disse
La luce è a me
Ma la luce si spegneva
rideva il sol lontano
e l’uomo irato urlava
esplodeva una stella
dio l’aveva tradito
sipario sul finito
sicuro di averlo capito
e si spense l’antico
Trafisse il dio delle viscere
ne estrasse allora l’atomo
lo modellò a sua immagine
e somiglianza
e convinto
di aver creato un sole
tutto per sé
lo espose alle nazioni
dicendo ai poveri
agli insetti
ai ricchi
Il sole è a me
Ma il sole bruciava
il sole corrodeva
il sole come sale
ustionava le vene
ammalava il sano
avvelenava il suolo
piangeva il piccolo uomo
quando la sua mamma
di carne fu ombra
il giorno nel quale
cadde la bomba.
E si disse l’uomo, ormai più saggio
quasi alla fine del suo breve viaggio
che in fondo in fondo l’aveva sentito
quel dio lontano che lanciava un grido.
Queste sue cose non s’eran da fare
dunque riprese il suo ragionare.
Magari potesse al dio siderale
con la sua misera voce gridare
«Sia fatto l’uomo!»
e alle stelle sorelle
in eco spaziale
lanciare un segnale
Ma ormai era tardi, dio era già morto
solo restava simulacro rotto
che era quell’uomo di soffio e argilla
con la sua luce, sua bella favilla,
l’atomo-sole, raggiante bellezza.
L’ultima scintilla questa stranezza:
se l’uccello non vola
è colpa dell’ala
se la terra non figlia
è colpa del seme
se io non amo
è colpa del cuore.
Così prese la luce
e prese il suo sole
modellando per sé
il vero suo errore.
S’ era convinto quell’ultimo uomo
che non potendo il suo cuore accordare
a un direttore si dovesse affidare.
Dalla sua carne venne ingegno nuovo
per un orchestra tecnica infinita.
A quest’orchestra cedette la vita
convinto che mai sarebbe cambiato
il cuore pulsante d’animo umano.
Ma veder tutti i suoi fiori appassire
che immenso dolor col quale sparire!
Luce amata lasciò al direttore
il sole pianse tutte le sue ore.
Si partì così l’uomo
da quello che in vita
riuscì a far fiorire.
Fu un sorriso nuovo
sul viso e l’ambita
Luce poté apparire.
Il direttore seguitò a guidare
l’antica vita senza il padrone.
Le sue storture volle addrizzare
vinse la morte, scoprì ogni come;
ma i perché non riuscì a trovare.
Poiché fu sazio di tanto scoprire
volle un giorno anche lui capire
quale mistero dietro al velo strano
degli occhi spenti del morto umano.
Strappandogli la carne
rompendogli le ossa
urlò alla luna
«Sia fatto il Perché!»
E dio fu

