Gli archivi erotici online di Karl Marx

Gli archivi erotici online di Karl Marx
Karl Marx trasse a sé il suo MacBook ammaccato e batté sulla tastiera l’url di un motore di ricerca. A quarantuno anni, Karl si trovava davanti a un bivio nella sua vita. Un bivio cruciale. Fino a quel momento era stato acclamato come “giovane e promettente artista del web”. Non più. Il web 2.0 aveva stravolto tutto. Ormai praticamente chiunque si era messo a caricare video fatti con il cellulare su YouTube, rimarcando di essere degli artisti solo perché avevano anche un account su MySpace. E come se non bastasse, i fondi pubblici destinati alle arti erano stati rovinosamente dirottati al finanziamento delle Olimpiadi del 2012. Il benefattore principale di Karl, un funzionario statale in carriera, gli aveva fatto capire che se il suo pubblico online avesse continuato a calare, allora avrebbe smesso di finanziarlo. C’erano troppe distrazioni su Internet, l’arte non poteva proprio competere con piattaforme come eBay e il sito di Karl non interessava più al pubblico, nonostante gli elogi della critica. Lo stesso Karl dovette ammettere che alcuni siti capitalisti potevano essere divertenti, e che spesso passava ore intere a comporre arredamenti immaginari che avrebbe voluto comprare da Ikea, sfruttando l’accattivante funzione html che la ditta svedese offriva ai suoi potenziali clienti.
Sull’orlo della catastrofe Karl ebbe uno di quei lampi di genio tipici degli artisti. Aveva letto un articolo di Tom McCarthy riguardo il fatto che ormai tutti i lavori letterari più brillanti venivano pubblicati da editori d’arte. McCarthy aveva passato anni a cercare un editore per il suo romanzo Déjà vu. Alla fine per disperazione dovette cederlo al collettivo artistico Metronome, e una volta che venne lanciato, con una tiratura di appena 800 copie, si era creato un certo interesse attorno al libro e così, per vie traverse, un colosso editoriale aveva finito per comprarne i diritti riuscendo a farlo imbucare nella classifica dei best-seller del New York Times. In quanto post-moderno, Karl trovava relativamente semplice scrivere un romanzo: gli bastava setacciare Internet in cerca di materiale non più protetto da copyright e usare la funzione “Trova e sostituisci” del computer per trasformare “La donna che osò” di Grant Allen in un nuovo libro che lui aveva (ri)battezzato “Ho sparato a Valerie Solanas”. Come prodotto di stampa on demand, il suo primo grande romanzo si era rivelato un enorme successo e venne acquisito da un editore commerciale che pretese un nuovo romanzo come parte dell’accordo stipulato con Karl.
Karl finì un pacchetto di semi di canapa, ne aprì un altro e si versò un bell’espresso doppio. Provò a ricordarsi il titolo del libro che stava cercando. Lo aveva letto molti anni prima. Parlava di una moneta e delle storie di tutte le persone che ne entravano in possesso. Karl cercò “Storia di una ghinea” ma senza risultato. Provò “Storia di una moneta”, che lo portò a un resoconto dell’Olocausto scritto da Primo Levi e vari lavori recenti di narrativa che parlavano di calcolo probabilistico. Il libro che cercava Karl era uscito prima del ventesimo secolo. Cambiò i termini di ricerca a “Racconto della moneta” ma non andò meglio. Provò a sostituire “moneta” con “ghinea” e poi “penny” ma non riuscì comunque a trovare il libro che cercava.
Karl provò “letteratura pornografica vittoriana” che restituì un articolo interessante sul “club delle cinquanta miglia orarie” riguardo l’ossessione ottocentesca per il sesso sui treni, una perversione che rispecchia il feticismo dei nostri contemporanei per i “club ad alta quota”1. Questa ricerca restituì anche un numero esagerato di articoli accademici a pagamento. Karl sapeva che il libero mercato era un costrutto ideologico e che anche nell’economia virtuale non c’era nessuna circolazione “libera” dei beni. Dopo questo richiamo all’irrazionalità e all’arbitrarietà del capitalismo, Karl fu entusiasta di imbattersi su un post che aveva fatto dieci anni prima e decise di ripubblicarlo come blog in uno dei suoi svariati profili su MySpace:
Martedì 11 settembre 2007
Gli archivi erotici online di Karl Marx
Stato d'animo: vivace
Categoria: Amore e Relazioni
DOMANDA: Quando si dice che una donna "viene", questo si riferisce alle grandi quantità di liquido che fuoriesce dalla vagina, o al liquido che si espelle dall'uretra? Qual è la terminologia usata in questi casi?
RISPOSTA 1: La definizione sul vocabolario della parola "cum" è "insieme a" oppure "in compagnia di", come nella frase "Il mio garage cum officina". Il suo significato volgare (sessantaduesima definizione sul mio dizionario) è "avere un orgasmo". Deriva dall'inglese arcaico "cuman". Viene attribuito a Walt Whitman l'aver reso popolare l'espressione "venire" per dire "avere un orgasmo". Nella letteratura pornografica vittoriana i personaggi spesso descrivono l'orgasmo imminente dicendo: «Sto per "spendere"!». Curioso, vero, come "venire" abbia sostituito "spendere"? Ovviamente, "come" e "cum" possono essere usate sia come verbi che come aggettivi2.
KARL: Non c’entra molto. Qualcuno potrebbe provare a rispondere alla domanda originale?
RISPOSTA 2: Quando una donna "viene", si fa riferimento al suo avere un orgasmo a prescindere dal fatto che eiaculi o meno. L’eiaculazione viene da un glande nell’uretra ed è simile all’equivalente maschile del liquido prostatico. Alcune donne espellono questo liquido indipendentemente dal fatto che abbiano un orgasmo o meno. Ha a che fare con la stimolazione del “punto G” che alcune donne avvertono, mentre altre no.
Attualmente in lettura: "69 cose da fare con una principessa morta" di Stewart Home.
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FABIOLA: Uomini che danno una definizione dell'orgasmo femminile? Sì, certo, ha senso.….… Mi è piaciuto il titolo - accattivante lol. Come cavolo fai? Sei davvero Karl Marx e sei anche lo spirito santo?
KARL: Stavo solo tentando di ricordare il titolo di un romanzo, quindi ho cercato "Letteratura pornografica vittoriana" e il motore di ricerca se n'è uscito con questa e alcune altre cose.…
OEDIPUSSY: Quello che intende dire, ragazzi, è che stava facendo la sua solita "ricerca" per un nuovo romanzo rovistando pornografia vittoriana libera da copyright da "plagiare" per un nuovo spreco di alberi.… ehm.… nuovo best-seller.… ehm.… romanzo. Sono al corrente delle tecniche che usano questi sedicenti scrittori per dare un tocco di magia al loro vandalismo à la Bill Burroughs di testi veri e propri, approfittando degli scritti di profeti dimenticati della letteratura d’altri tempi, quelli che oggi fruttano solo a chi li saccheggia. Ma niente paura! L'originalità avrà la meglio quando scaglieremo uova contro questi postmoderni da strapazzo e la loro cultura prefabbricata. Abbasso gli sbirri letterari che si atteggiano a Beat. Abbiamo bisogno di un esercito di fricchettoni che si mettano tra questi sciacalli della cultura e il loro mezzo. A chi serve una stampante quando si può diventare una star del grande schermo?
DAVE KELSO-MITCHELL: Spendere spendere spendere!3
Soddisfatto della sua nottata di lavoro, Karl si infilò nel letto intorno alle cinque del mattino. Si svegliò cinque ore dopo e mentre stava preparando un bel caffè gli balenò in testa il titolo del libro che cercava: “Avventure di una ghinea”. Karl corse verso il suo Mac, lo accese, aprì un motore di ricerca e trovò esattamente quello che voleva. "Charles Johnston: Chrysal, o le avventure di una ghinea". La sua ricerca vomitò anche molte altre cose interessanti: “Avventure di una banconota di Thomas Bridges (1770-71).… Avventure di una rupia di Helenus Scott (Londra, 1782).… La storia e le avventure delle pantofole e delle scarpe di una signora (1754).… La storia e le avventure di una lettiera… Autobiografia di un fazzoletto tascabile di James Fenimore Cooper (1843).…”
Nonostante la curiosità di Karl fosse parzialmente frustrata dai capitalisti della rete, che insistevano affinché lui pagasse un abbonamento per leggere il materiale accademico che pubblicavano su Internet, apprese facilmente che la narrativa oggettuale risaliva agli inizi del diciottesimo secolo in Gran Bretagna, e riguardava spesso la valuta o altri oggetti di uso quotidiano. Alcuni studiosi erano del parere che questo genere di romanzi venisse prodotto per risolvere la crisi di senso creata da un mercato in ampia espansione, dove non c’era più nessun legame sociale vincolante tra uomini e donne oltre al freddo scambio di denaro. Karl dovette decifrare questi significati da alcune strane frasi trovate nelle varie ricerche, che spesso includevano ellissi a indicare una lacuna nel testo, ma è indubbio che le interpretazioni di Karl fossero quasi certamente superiori ai lavori originali che poté appena intravedere in forma frammentata.
Dopo parecchie ore di feconde speculazioni, Karl si ricordò che doveva scrivere un libro, e quindi dopo aver trovato una versione digitale gratuita di “Chrysal, o le avventure di una ghinea”, la aprì con un programma chiamato MacTravesty4, con il quale sbrindellò il testo. Dopo un po’ aveva creato un libro che chiamò: “Das Kapital: Kritik der politischen Oekonomie”. L’incipit del suo nuovo libro recitava così:
“L’intera vita delle società, in cui dominano le moderne condizioni di produzione, si annuncia come un immenso accumulo di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione…”5
L’editore di Karl si lamentò del fatto che l’opera trattasse i beni soltanto in merito alla loro circolazione, e non fosse in grado di affrontare la questione della loro produzione. Si rifiutò di pubblicare il manoscritto, ma Karl decise di renderlo disponibile online gratuitamente e subito si creò un seguito. Comunque, fino a quando un altro artista del web aprì il libro di Karl con MacTravesty ancora una volta e lo fece ri-circolare come “Omicidio dei morti di Amadeo Bordiga”, il mondo dell’arte non si accorse delle rivoluzionarie intuizioni di Karl sulla politica e sull’economia. A quel punto era già troppo tardi, ovviamente: Karl aveva cambiato nome in Jean Baudrillard e rovesciò i poli positivi e negativi della sua stessa critica dell’alienazione - sostenendo à la Andy Warhol che le masse avessero assunto il destino degli oggetti e che lui, come loro, voleva essere una macchina.
Con “mile high club” si indicano tutte le persone che hanno avuto rapporti sessuali a bordo di aeroplani. Nonostante nella letteratura erotica vittoriana si annoverano scene di sesso all’interno di treni, non è attestata l’esistenza di alcun “fifty mile per hour club”: l’autore qui ironizza, come anche a seguire nel testo, sulla trasformazione dell’immaginario pornografico dall’età vittoriana a oggi [NdT]. ↩︎
In lingua inglese, come spiegato anche nel testo, “to come” e “to cum” condividono il significato di “venire” nel senso di “avere un orgasmo”. Per di più, i due verbi in diverse forme risultano omofoni: da qui il gioco linguistico. Si è scelto di tradurre “to spend” alla lettera per avere una traduzione più fedele al testo di partenza, senza alterarne il contenuto originale [NdT]. ↩︎
Gioco di parole che evidentemente richiama il “to spend” vittoriano citato prima [NdT]. ↩︎
MacTravesty qui presenta un brillante gioco linguistico: “travesty” in inglese vuol dire “farsa” o “caricatura”. “Mac” è spesso un prefisso di alcuni cognomi di origine anglosassone (specialmente di area irlandese). Va inteso qui che “MacTravesty” sia un nome dato da un fantasioso sviluppatore per questo software usato per sfacciate plagerie su un sistema operativo che è per appunto "mac" [NdT]. ↩︎
Incipit de “La società dello spettacolo” di Guy Debord (1967).
La traduzione è tratta da Wikisource [NdT]. ↩︎
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