Watchmen: Un grande scherzo ancora attuale

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Watchmen: Un grande scherzo ancora attuale

— Lettura comoda

Genere: Approfondimenti
Approfondimento di: Antonio Greco

Watchmen è una miniserie di fumetti scritta dal celebre autore britannico Alan Moore, lo stesso creatore del fumetto “V per Vendetta”, e disegnata da Dave Gibbons. Pubblicato per la prima volta nel 1986, l’opera è divenuta immediatamente celebre per via della sua unicità nel panorama dei fumetti di supereroi dell’epoca. Se infatti, sin dal primo numero di Action Comics del 1939, nel quale si presentava il supereroe per antonomasia, Superman, il genere letterario delle storie con protagonisti i supereroi aveva sempre inquadrato queste figure come personaggi positivi, che combattono contro il mare, acciuffando criminali, sconfiggendo mostri e salvando donzelle in pericolo, Alan Moore ha invece impostato la figura del supereroe da un’altra prospettiva: e se i supereroi fossero tanto imperfetti quanto gli esseri umani che li hanno creati?

L’opera di Moore, infatti, presenta la prima decostruzione della figura del supereroe, cui oggi forse siamo stati sin troppo abituati da prodotti a tema supereroistico come “The Boys” di Garth Ennis e Darick Robertson, o “Invincible” di Robert Kirkmann, che hanno fatto dell’umanizzazione dei supereroi il cuore delle loro storie. Ma se questa umanizzazione del supereroe oggi può sembrare scontata, forse anche necessaria, nel lontano ’86 decisamente non lo era, e leggendo oggi quest’opera si può ancora restare senza fiato.

I temi centrali di Watchmen sono numerosi: il ruolo del supereroe visto come custode e minaccia, la responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti del mondo, il modo il cui il mondo viene raccontato dai media, ma soprattutto il tentativo di descrivere la guerra e i suoi orrori come l’espressione massima del male che risiede nel cuore di ogni essere umano: con la sua brutalità, esacerbata dalla potenza dell’atomo, era (e resta) la minaccia più grande per la sopravvivenza della razza umana, che è presentata da Moore come vittima e, al contempo, carnefice di sé stessa. Questo è probabilmente l’elemento tematico che più può interessare il nostro mondo contemporaneo, dove gli equilibri fra le potenze stanno cambiando rapidamente, il declino ambientale e il riscaldamento climatico restano problemi irrisolti, e spesso ignorati, mentre le visioni politiche si polarizzano sempre di più, con venti di guerra che spirano in tutti gli angoli della terra.

La struttura narrativa di Watchmen è impostata inizialmente come una sorta di noir, con un investigatore misterioso che indaga sulla morte improvvisa di un supereroe; ben presto però l’indagine si amplia, dando forma a una commistione del genere noir con il thriller politico. Una decisa spolverata di fantascienza, inoltre, conferisce a quest’opera un sapore del tutto unico e non facilmente descrivibile. Nonostante la trama sia presentata in maniera piuttosto lineare, con pochi flashback ben posizionati e concentrati soprattutto nella parte iniziale, numerose sono le sottotrame nient’ affatto secondarie, ma rendono ancora più tangibile l’ucronia1 di Moore e servono soprattutto a descriverci, senza ricadere nella trappola del didascalico, il passato di questo mondo, il suo presente, e gli effetti che le azioni dei supereroi hanno sulle persone comuni.

All’interno di Watchmen, inoltre, sono presenti diversi allegati che ci raccontano di più del mondo: capitoli dal libro “Sotto il cappuccio”, scritto da un supereroe in pensione, articoli di giornale che descrivono la tensione crescente fra USA e URSS, interviste fatte a supereroi, pubblicità, documenti interni ai giornali della storia, approfondimenti sui poteri dei supereroi, Watchmen inoltre contiene persino un fumetto nel fumetto: “I racconti del Vascello Nero” dell’autore (fittizio) Max Shea. Questo ulteriore strato arricchisce la trama e fornisce dettagli essenziali per comprendere la tangibilità di questo mondo inventato da Moore, dando la possibilità al lettore di leggere e farsi una propria idea di come procederà la storia, del passato degli eroi; quest’opera ci regala la meravigliosa e terrificante prospettiva di non poter mai raggiungere un giudizio definitivo su nessuno dei suoi elementi, soggetti a costanti reinterpretazioni. Del resto, come affermato dallo stesso Moore: “Il mondo non era presentato linearmente, in termini di causa ed effetto; invece veniva percepito come un complesso insieme di fatti che accadono simultaneamente con connessioni dovute alle circostanze o a coincidenze.”

La straordinaria originalità della struttura di Watchmen non si limita esclusivamente alla narrazione e alla meta-narrazione: lo stesso Dave Gibbons ha sottolineato come esista una simmetria nelle pagine del fumetto: se aperto perfettamente al centro e si richiudono la pagine facendole convergere verso il centro, si noterà che ciascuna pagina è specchio di un’altra, per concludersi con l’ultima tavola, speculare alla prima.

Quest’opera inoltre riprende uno dei simboli più iconici e terrificanti della guerra fredda: l’orologio dell’apocalisse. Questo concetto è stato creato nel 1947 dagli scienziati della rivista Bullettin of the Atomic Scientists2 dell’università di Chicago per illustrare con iconicità quanto l’umanità fosse vicina alla sua estinzione, a causa di conflitti e rischio atomico. In questa raffigurazione dell’incombente fine dell’umanità, la mezzanotte segnava, idealmente, l’ora dell’olocausto nucleare, e ogni spostamento, espresso in termini di minuti, che avvicinava la lancetta a questa ora fatale, era da intendere come un progressivo avvicinamento alla fine del mondo. Nel 1947 mancavano sette minuti all’apocalisse; oggi ne mancano due.

Copertina del Bullettin of the Atomic Scientists 1947.

Alan Moore, alla fine di ognuno dei dodici numeri che compongono l’opera, ha inserito un orologio che, a partire da sette minuti dalla mezzanotte, si avvicina progressivamente alla fine del mondo.

In questo approfondimento si affronterà preliminarmente la visione dell’autore della sua opera, il contesto storico nel quale è stata scritta, e il contesto storico fittizio che ricrea nelle sue pagine. Ci soffermeremo poi su una presentazione sintetica ma completa della trama, per poi dedicare alcune pagine a ciascuno dei personaggi principali dell’opera.

# Gli autori, l’opera e i protagonisti permalink

Alan Moore descrive così la genesi della sua opera, nata dai cliches dei supereroi con l’obiettivo di discutere il concetto di potere e responsabilità.

«Watchmen è il frutto dell’oscuro panorama politico degli anni ottanta, il momento forse più caldo della Guerra Fredda da venti o trent’anni, quando la distruzione nucleare sembrava, d’un tratto, una concreta possibilità.»3

La figura del supereroe è stata trattata più dal punto di vista umano che sovraumano: difatti, eccezion fatta per un solo personaggio, tutti i supereroi e le supereroine di questa storia non hanno poteri, anche se sono in possesso di grandi capacità fisiche e intellettive. Dave Gibbons ha affermato che, nel creare i personaggi di Watchmen, gli autori si sono accorti che i supereroi da loro creati aderivano, e parodiavano, modelli preesistenti. Per l’economia del discorso presentiamo di seguito i personaggi principali e le corrispondenze individuate dagli autori:

  • Jonathan Ostermann, “Dottor Manhattan”: l’unico “vero” supereroe della storia. Negli anni Cinquanta, in seguito a un incidente in un laboratorio nel corso di esperimenti sui campi intrinseci, ottenne dei superpoteri: Manhattan è in grado di alterare la struttura degli atomi, e può così trasformare ogni elemento in ciò che egli desidera; può teletrasportare sé stesso e altre persone ed è in grado di prevedere il proprio futuro. Per l’esercito statunitense Ostermann è un’arma, nonché il deterrente numero uno che sarebbe in grado di intercettare buona parte delle testate atomiche sovietiche in caso di attacco nucleare. È l’ovvia controparte di Superman nella storia di Moore e Gibbons.
  • Edward Blake, “Il Comico”: supereroe dal carattere brusco e cinico, nonché bandiera americana semovente, dato il suo costume a stelle e strisce: è lo stereotipo del supersoldato, che manca però di ogni forma di eroismo e morale; difatti è noto per aver commesso diverse atrocità durante la guerra in Vietnam e di ricorrere alla violenza con grande facilità, senza provare alcun tipo di rimorso. In fondo la vita è tutta un grande scherzo.
  • Daniel Dreiberg, “Gufo Notturno 2”: Daniel incarna lo stereotipo dell’eroe giusto, positivo, ma timido e prudente; laureato ad Harvard in fisica e ornitologia, prende il suo nome dal primo Gufo Nottuno, il suo mentore Hollis Mason nonché il secondo supereroe mai apparso. Gufo Notturno 2 utilizza numerosi gadget non letali durante il combattimento, come ad esempio una pistola rampino e una pistola accecante. La sua più grande invenzione è l’aeronave Anacleto, munita di lanciafiamme, dispositivo che riproduce una frequenza sonora che frantuma i vetri e paralizza i nemici e, per via della sua struttura, è invisibile ai radar. È un uomo molto ricco, gentile e non particolarmente eroico. Secondo Gibbons, Gufo Notturno 2 è ispirato in parte a Batman e in parte a Green Hornet
  • Laurie ‘Jupiter’ Juspeczyk, “Spettro di Seta 2”: cresciuta da sua madre, la prima Spettro di Seta, per diventare la sua erede nel campo supereroistico, Laurie diventa una donna tanto forte quanto fragile. La sua carriera da supereroina era tutto per lei, ma quando questa è finita, Laurie non è riuscita a costruirsi un’altra vita, e a differenza della madre non le interessava la fama o il denaro che questa carriera poteva portare, anche se conclusa.
  • Adrian Veidt, “Ozymandias”: supereroe ricco alla Bruce Wayne, ma anche lui molto più simile a un imprenditore e guru-influencer dei nostri tempi, seppure dotato di uno spessore culturale notevole. Veidt è un personaggio molto complesso, l’uomo più intelligente del mondo, forse anche il più veloce; ricco, stimato, con un’ossessione manifesta per l’antico Egitto e Alessandro Magno. Dietro la maschera dell’imprenditore di successo con il fisico perfetto, che promuove corsi basati sul “Metodo Veidt” e studia campagne pubblicitarie anticipando di anni tendenze future, e contribuendo a rendere popolari le stesse, si cela un uomo pensoso e tormentato.
  • Walter Jospeh Kowalsk, “Rorschach”: un detective impassibile e disilluso, un personaggio disincantato in perfetto stile noir. Rorschach rappresenta appieno lo stereotipo del vigilante, che si fa giustizia a modo suo, tuttavia, nel modo in cui viene presentato il personaggio, non si può non notare quale rischio la società corra nel lasciare agire un elemento come Rorschach, che spesso uccide i criminali anziché catturarli. Rorschach non fa compromessi “neppure davanti all’olocausto” e non ha una vita all’infuori della sua maschera, che ama chiamare “pelle” . Gibbons ha confermato che Rorschach è stato ispirato al topos del detective noir, in particolare sarebbe ispirato a Sam Spade nel romanzo giallo “Il falcone di Malta” di Dashiell Hammet.

Abbiamo già accennato alla visione disomogenea e non perfettamente logica del mondo creato da Alan Moore, una realtà fatta di coincidenze e casualità. Secondo Moore proprio questa scelta di rappresentazione del mondo ha colpito di più il pubblico, che comprese, leggendo l’opera, che la propria interpretazione della realtà non era più adatta ai tempi che stava vivendo, al nuovo mondo “oscuro e spaventoso” nel quale tutti stavano per entrare.  Gibbons ritiene che, nonostante il mondo di Watchmen non sia lineare e non presenti in maniera netta e didascalica i suoi meccanismi, il quesito di fondo che la storia pone sia il seguente:

«La vera domanda che Watchmen pone è: chi fa il mondo? Chi è responsabile per il modo in cui il mondo è? Molte cose sono pianificate, ma molto è causato puramente dal caso.»4

Ma perché è stato scelto il nome “Watchmen” per quest’opera? Qual è il collegamento con la storia che racconta? Lo stesso Gibbons fornisce una risposta precisa ed esaustiva:

«Credo che quest’idea sia derivata da un autore latino, Giovenale, che disse, credo che sia successo quando l’esercito romano doveva lasciare Roma e i soldati romani dissero ‘Bene, e per quanto riguarda le nostre mogli?’ e hanno detto loro ‘Beh, troveremo dei vigilanti per sorvegliarle’ e la domanda era ‘Bene, ma chi vigila sui vigilanti?’ e in qualche modo, anzi no, nella nostra opera il resto dell’umanità sospetta davvero tanto questi esseri sovrumani e li detesta, perché è spaventata da quello che questi esseri sono in grado di fare.»

Fatta questa brevissima disamina della visione che gli autori avevano dell’opera, del contesto in cui è stata creata e dei personaggi che agiscono nella storia, è bene ora soffermarsi sul mondo tratteggiato da Moore e Gibbons; il prossimo paragrafo infatti fungerà da preludio alla nostra esplorazione della trama.

# L’ucronia: fra Minutemen, Crime Busters e Watchmen permalink

L’ucronia del mondo di Watchmen comincia proprio a New York nel 1938. Il ventitreenne Hollis Mason è un agente di polizia e pattuglia le strade tenendo la gente al sicuro; è sempre stato appassionato di storie di supereroi e della loro morale bianca e nera “che funzionava come doveva”. La folgorazione giunse proprio con la pubblicazione del primo fumetto di supereroi, comparso sul primo numero di Action Figures. Superman, infatti, è, in un certo senso all’interno del mondo di Watchmen, il padre di tutti i “veri” supereroi. I colori del fumetto, molto semplici e netti, ben si sposavano con le altrettanto semplici e nette nozioni di morale che il fumetto tentava di trasmettere. Anche Mason ha cercato nel suo lavoro in polizia di trovare questo ideale morale, fallendo. Il primo supereroe mai apparso, e che ha ispirato tutti gli altri, è stato “Giustizia Incappucciata”, e quest’improvvisa comparsa galvanizzò Mason, portandolo a vestire i panni del supereroe “Gufo Notturno”.

In seguito comparvero altri eroi: la prima supereroina Silhouette, Falena, Spettro di Seta, Dollar Bill, Capitan Metropolis e infine Il Comico; questo gruppo si unì per volere del manager di Spettro di Seta, per aumentare la visibilità, e dunque i guadagni, della sua cliente. Il gruppo decise di darsi il nome di “Minutemen”, come le milizie americane della guerra d’indipendenza, pronte allo scontro anche solo con un minuto di anticipo. Lo stesso Mason, nel suo libro, descrive questo gruppo come alquanto eterogeneo e molto poco idealizzabile: Silhouette, una volta che il gruppo aveva scoperto della sua omosessualità, era stata cacciata, per essere poi uccisa da un criminale che aveva potuto colpirla impunemente, non godendo più della protezione del gruppo. Falena, dopo una lunga lotta con l’alcolismo, aveva avuto una crisi di nervi ed era stato rinchiuso in un manicomio nel Mane. Dollar Bill aveva firmato un contratto di protezione esclusiva con una banca, che l’aveva obbligato a indossare un lungo mantello per ragioni di marketing; durante una rapina, mentre il supereroe tentava di difendere la banca, il suo mantello si impigliò nella porta scorrevole, venendo così fucilato dai rapinatori senza avere la possibilità di difendersi. Lo stesso Giustizia Incappucciata si era espresso favorevolmente nei confronti delle politiche di Hitler, almeno prima dell’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto mondiale, mentre Capitan Metropolis aveva fatto alcuni commenti incendiari su persone messicane e nere. Il Comico, alla festa di Natale dei Minutemen del 1939, aveva tentato di abusare di Spettro di Seta, e, scoperto e malmenato da Giustizia Incappucciata, fu allontanato dal gruppo. Con la morte di Silhouette (1945) e Dollar Bill (1947), il ritiro dalle scene di Sally Jupiter nel 1949 (dopo essersi sposata con il suo manager e aver dato alla luce una bambina) il gruppo si sciolse.

La fama che il gruppo si era creata nel corso degli anni, lentamente, scemò: l’unico supereroe ancora alla ribalta era Il Comico che, con il deteriorarsi della stabilità globale, sembrava accrescere sempre di più la sua fama: si era distinto durante la seconda guerra mondiale nel pacifico, e in piena era McCarthy, nessuno dubitava della sua fedeltà agli Stati Uniti. Tutti gli altri vigilanti mascherati dovettero rivelare la loro identità, e chi, come Giustizia Incappucciata, si rifiutò, scomparve in poco tempo senza lasciare traccia.

Negli anni '60 una nuova generazione di supereroi era nata: la figlia di Spettro di Seta, che aveva preso il suo nome, Ozymandias, un brillante avventuriero che si era conquistato una certa fama per le sue doti mentali e atletiche, Rorschach, un implacabile detective, e infine il più importante di tutti: Jonathan Ostermann, il Dottor Manhattan.

La nascita del Dottor Manhattan aveva prodotto numerosi cambiamenti negli USA: anzitutto, date le capacità di Manhattan di sintetizzare qualunque elemento partendo da atomi completamente diversi aveva reso possibile produrre moltissimo litio, impiegato nella realizzazione di batterie per auto elettriche, e molte scoperte nel campo dei trasporti e della genetica erano state possibili proprio grazie a lui. Quando gli statunitensi entrarono in guerra con il Vietnam poterono vincere in poco tempo grazie al contributo di Manhattan, cambiando così il corso della storia per come la conosciamo. Nel mondo di Watchmen, inoltre, il presidente Nixon non solo è riuscito a insabbiare il Watergate, ma ha potuto ricoprire ben cinque mandati presidenziali modificando la costituzione statunitense.

Durante questo lasso di tempo, Capitan Metropolis, negli anni Sessanta, dopo l’uscita di scena di Hollis Mason nel ’62, decise di riunire tutti i rimanenti eroi per tentare di creare un nuovo gruppo denominato “Crime Busters” ma l’impresa fallì sul nascere.

L’ultimo gruppo di supereroi è stato quello dei cosidetti “Watchmen”, i custodi dell’ordine: composto da Gufo Notturno 2, Rorschach, Spettro di Seta 2, il Dottor Manhattan, Ozymandias e Il Comico. Questa compagine restò attiva sino al decreto Keene del 1977, che proibì ai vigilanti non autorizzati dal governo di continuare a operare. Il decreto venne creato per accontentare l’opinione pubblica, stanca e impaurita dalle libertà concesse ai vigilanti; anche le forze di polizia scioperarono, sentendosi sostituibili, e lasciarono le città nel caos. Eccezion fatta per Manhattan e Blake, tutti gli altri vigilanti accettarono di appendere la maschera al chiodo; tutti tranne Rorschach.

Su questo sfondo comincia la storia narrata da Watchmen, in un mondo diverso dal nostro, ma dalle regole spietatamente simili.

# Trama permalink

12 ottobre 1985, New York. Il detective Steven Fine investiga sulla morte di Edward Blake, un uomo sulla cinquantina, dalla stazza notevole e con una cicatrice sul volto; Blake era strato ritrovato riverso sul marciapiede in una pozza di sangue. Secondo la ricostruzione del detective, ignoti avrebbero attaccato Blake in casa sua quella notte, e in seguito alla colluttazione l’avrebbero ucciso, spingendolo contro la vetrata dell’appartamento, facendo così precipitare l’uomo da un’altezza notevole. Secondo le informazioni raccolte dal detective Fine, fra le quali una foto che ritrae Blake che stringe la mano al vicepresidente Ford, la vittima avrebbe svolto incarichi diplomatici all’estero per conto del governo statunitense.

Nonostante il movente non sia ancora chiaro, un collega di Fine specula che si potesse trattare di una banda criminale nota come “I nodi”, ma Fine non prende sul serio questa pista, e consiglia di mantenere un basso profilo per non attirare l’attenzione dei “vigilanti mascherati”: infatti, nonostante la messa al bando di tutti i vigilanti non governativi, nella città di New York è rimasto attivo un solo vigilante governativo, noto come Rorschach. Temuto, spietato e violento, Rorschach ha spesso interferito con le operazioni della polizia, catturando e giustiziando criminali e sospettati; per il detective Fine l’intervento di Rorschach significherebbe ritrovarsi con una montagna di omicidi da gestire.

Nonostante le precauzioni prese dalla polizia e da Fine, quella notte proprio Rorschach si reca nei pressi dell’appartamento di Blake. Il vigilante mascherato recupera una spilla, raffigurante uno smile, appartenuta alla vittima, che la scientifica aveva mancato di repertare. Il supereroe si infiltra nell’appartamento di Blake utilizzando una pistola-rampino e durante la perlustrazione questo vigilante rinviene un doppio fondo in un armadio nella camera di Blake. Una volta rimosso, l’intruso scopre un compartimento segreto contenente diverse armi da fuoco, una maschera a stelle e strisce, e una foto che ritrae Blake in costume da vigilante insieme ad altri supereroi: il misterioso vigilante scopre così che Edward Blake era il vigilante governativo noto come “Il comico”.

Mentre Rorschach indaga sulla morte del Comico, l’anziano Hollis Mason racconta dei suoi exploit della sua carriera da supereroe nei panni del Gufo Notturno al più giovane Daniel Dreiberg, il suo successore spirituale. Entrambi rimuginano sul passato: Mason afferma di essere dispiaciuto per il pensionamento forzato di Dreiberg dopo il decreto Keene del ’77. Daniel, accortosi dell’ora tarda, si congeda da Hollis, ma rientrato in casa sua trova la porta aperta;  scopre che un uomo, in un logoro impermeabile marrone, guanti di pelle, una maschera bianca con macchie nere e un cencioso borsalino in testa, siede nella cucina di casa sua, intento a trangugiare una latta di fagioli.

Dreiberg riconosce nella figura del misterioso intruso quella di Rorschach, con il quale aveva lavorato in passato quando entrambi erano supereroi. Rorschach mostra a Gufo Notturno 2 la spilla appartenuta al Comico, informandolo della morte di quest’ultimo. I due, scesi al piano interrato dove Daniel tiene sotto chiave i suoi gadget e il suo costume, cominciano a ragionare su chi si possa celare dietro l’omicidio di Blake, che in quarant’anni di carriera si era fatto molti nemici. Rorschach esclude che possa trattarsi di una rapina finita male e sospetta che ci sia qualcuno che sta attivamente pianificando di eliminare i supereroi mascherati. Rorschach sospetta anche di Gufo Notturno 1, Hollis Mason, che di recente ha pubblicato un libro “Sotto il cappuccio” che racconta la sua vita da supereroe, in particolare i suoi anni nel gruppo supereroistico dei “Minutemen”, dei quali faceva parte anche Il Comico; il ritratto di quest’ultimo vigilante nel libro di Mason non era stato particolarmente positivo.

Avendo costatato lo scetticismo e la reticenza di Gufo Notturno 2 nell’aiutarlo nella sua indagine, Rorschach decide di congedarsi dal suo ex collega, il quale, con una battuta di spirito, gli domanda come mai siano finiti i bei vecchi tempi; la risposta di Rorschach è lapidaria: «Tu hai mollato.».

13 ottobre 1985. Rorschach indaga sulla morte di Blake nel sottobosco criminale: non scoprendo nulla, decide di andare a trovare un altro ex vigilante, un uomo di una risma decisamente migliore dei criminali che ha torchiato sino a quel momento.

Rorschach  si reca da Ozymandias, ossia Adrian Veidt, filantropo, imprenditore di successo ed ex supereroe che aveva rivelato la sua vera identità al mondo alcuni anni prima dell’entrata in vigore del decreto Keene. Rorschach informa Veidt della morte del Comico, domandandogli se lui sappia qualcosa. Nonostante la fama di Veidt di essere l’uomo più intelligente del mondo, questi non riesce a formulare una teoria che riesca a convincere Rorschach: per l’imprenditore, infatti, si tratterebbe di un omicidio politico ordito dai sovietici, e non un omicidio commesso per eliminare Blake in quanto supereroe. Veidt ricorda infatti come Blake si fosse fatto moltissimi nemici nel corso degli anni, considerando il fatto che Il Comico «era praticamente un nazista.» Per Rorschach, Blake era un uomo rispettabile, che difendeva l’America dai nemici e che non si era svenduto pubblicando libri e vendendo giocattoli con la propria faccia, come invece aveva fatto Veidt sfruttando la sua visibilità da ex supereroe. Rorschach lascia così Ozymandias nel suo ufficio.

La lista di persone da informare è sempre più corta, dato che non sono molti i supereroi ancora in vita o in circolazione. Gufo Notturno 1 è anziano e in pensione; Gufo Notturno 2 si è ritirato a vita privata e “si è rammollito”; Spettro di Seta, ossia Sally Jupiter, vive in una casa di riposo in California; altri supereroi come Capitan Metropolis, Silhouette, Giustizia incappucciata e Dollar Bill sono scomparsi o morti da diversi anni, mentre Falena è rinchiuso in un manicomio nel Maine. Restano solo due persone da informare: Rorschach si infiltra così nel  centro di ricerca militare di Rockfeller, dove trova Laurie Jupiter, Spettro di Seta 2, e Jonathan Ostermann, l’ultimo vigilante governativo rimasto attivo sotto il nome di Dottor Manhattan. Rorschach informa Manhattan e Spettro di Seta 2 della morte del Comico; Manhattan non risulta sconvolto, affermando di essere stato informato dell’accaduto e che, secondo il governo, dovevano essere stati i libici a uccidere Blake.

Laurie Jupiter appare piuttosto contenta della morte del Comico: la donna rivela  infatti che Hollis Mason nel suo libro aveva raccontato che, quando Spettro di Seta e Il Comico erano entrambi nei Minutemen, quest’ultimo avrebbe tentato di violentare la madre; davanti all’indifferenza di Rorschach, Laurie si adira a tal punto da distrarre Manhattan dal suo lavoro, e questi si trova costretto a teletrasportare forzatamente Rorschach fuori dall’edificio, per placare le ire della sua compagna.

Laurie detesta Rorschach ed è alquanto sconvolta dopo questa visita inaspettata; decide così di contattare il suo vecchio amico Daniel Dreiberg per fare due chiacchiere e distrarsi. Manhattan afferma di non poterla accompagnare, poiché si trova vicino all’individuazione di un Gluino, una particella che gli permetterebbe di confermare la sua teoria della supersimmetria.

Laurie e Daniel trascorrono la serata insieme, e nessuno dei due sembra molto soddisfatto della propria vita: Laurie, proprio come Daniel, ha abbandonato la carriera di supereroina, che era stata interamente gestita e controllata dalla madre Sally, e ora trascorre le sue giornate al centro di ricerca militare Rockfeller, con l’unico scopo di tenere soddisfatto e felice il suo fidanzato, il Dottor Manhattan, vitale per l’esercito americano, che lo impiega come deterrente contro i sovietici.

Entrambi preferiscono immergersi nella nostalgia dei bei tempi andati, rievocando alcuni episodi della loro carriera da supereroi, riuscendo anche a ridere degli episodi più grotteschi della loro carriera.

16 Ottobre 1985. Laurie, teletrasportata da Manhattan, fa visita in alla madre Sally nella casa di riposo in California in cui risiede. Laurie la informa che Jon non è con lei, poiché deve presenziare ufficialmente a un funerale. Sally capisce che è il funerale di Edward Blake, ed esterna il suo dispiacere per la scomparsa del Comico, suscitando le ire di sua figlia, disgustata dalla violenza subita dalla madre e da come quest’ultima sminuisca l’accaduto.

Conclusa la cerimonia funebre a New York, dopo che Ozymandias, Manhattan e Gufo Notturno 2 si sono scambiati a vicenda le condoglianze, un uomo misterioso dalle orecchie a punta, dopo aver posato un mazzo di rose sulla lapide di Blake, cerca di sgusciare via indisturbato; un uomo dai capelli rossi e con in mano un cartello con scritto “La fine è vicina” nota la scena.

Quella sera, l’uomo dalle orecchie a punta riceve una visita inaspettata: Rorschach infatti è riuscito a entrare in casa sua, forzando la serratura; Rorschach interroga l’uomo, Edgar Jakobi,  supercattivo un tempo noto come “Moloch il mistico”, nuovamente libero dopo aver trascorso gli anni Settanta in carcere; Moloch dapprima dissimula, affermando di essere solo un imprenditore in pensione, poi conferma la sua vera identità, rivelando che quel giorno era andato al funerale del comico, uno dei suoi acerrimi nemici, poiché sentiva di doverlo fare, dopo che la settimana prima della morte di Blake, quest’ultimo era venuto a trovarlo a sorpresa.

Moloch racconta che Il Comico  aveva fatto irruzione in casa sua, in lacrime, sconvolto e ubriaco: farfugliava di un gigantesco scherzo che aveva a che fare con un’isola, sulla quale erano presenti scrittori, scienziati e musicisti: qualcosa di orribile stava per accadere. Il Comico aveva trovato una lista di nomi, sulla quale, fra gli altri, c’era il nome di Moloch e di una certa Janey Slater e tutto questo avrebbe portato  a una catastrofica quanto imprevedibile reazione del Dottor Manhattan.  Moloch racconta di come Il Comico fosse davvero sconvolto, e che aveva detto apertamente che, nonostante anche lui avesse commesso atrocità in Vietnam e al servizio degli Stati Uniti in altre occasioni, questo grande scherzo era qualcosa senza precedenti.

Moloch confessa di aver avuto paura e di non sapere nient’altro, afferma di voler essere lasciato in pace, poiché sta morendo di cancro. Rorschach lascia l’ex supercattivo e fa visita alla tomba del Comico, in un cimitero ormai deserto.

Tempo dopo, l’emittente televisiva “ABC” invita il Dottor Manhattan nel suo studio per una conferenza stampa; qualche ora prima dell’evento, Manhattan e Laurie hanno un rapporto: tuttavia la donna si accorge, durante il coito, che Manhattan si è sdoppiato. Laurie rimane esterrefatta, mentre il suo compagno si giustifica, dicendo di aver provato solo a sperimentare con lei e di essere ormai incapace di capire cosa la stimoli. Mentre Laurie esce dalla camera da letto per prendere un po’ d’aria, si accorge che, mentre due copie di Manhattan facevano l’amore con lei, un’altra aveva continuando a lavorare. Laurie, infuriata, rompe con Jonathan, e lascia la base militare; va a trovare Daniel, e lo informa della fine del suo rapporto con Manhattan.

Negli studi televisivi, in attesa dell’arrivo di Manhattan, un giornalista della testata “Nova Express” intervista Janey Slater, che racconta di essere stata la fidanzata di Manhattan negli anni Sessanta, e dopo tre anni di relazione, il superuomo l’aveva lasciata per stare con la allora sedicenne Laurie Jupiter, ancora Spettro di Seta 2. Janey è amareggiata per il modo in cui Manhattan si era distaccato da lei in maniera lenta, inesorabile e senza porre alcun rimedio. A una domanda del giornalista, Slater risponde che si era decisa a rivelare questa e altre verità su Manhattan in quanto aveva da poco scoperto di soffrire di cancro, stadio terminale.

Manhattan, teletrasportatosi negli studi dell’emittente, viene ricevuto e istruito dal signor Forbes dell’intelligence dell’esercito su quali argomenti evitare, menzionando già che probabilmente si parlerà delle tensioni crescenti in Afghanistan, minacciato da una possibile invasione dei sovietici.

Durante la conferenza stampa, Doug Roth,  giornalista di “Nova Express” comincia a porre una serie di domande scomode a Manhattan: il giornalista comincia rammentandogli di Wally Weaver, amico e collega di Manhattan, morto nel 1971 a causa di un cancro molto aggressivo. Il giornalista rivela inoltre che anche il supercattivo Moloch, con il quale Manhattan si era scontrato in passato, e Janey Slater, la sua vecchia fiamma, sono ora ammalati di cancro, così come un’altra dozzina di persone che avevano lavorato a stretto contatto con Manhattan in passato, suggerendo così una pericolosa connessione. Manhattan viene portato via da Fobes, mentre una folla di giornalisti lo insegue chiedendo spiegazioni; in un accesso di rabbia, il supereroe teletrasporta tutti quanti fuori dallo studio.

Nel frattempo, Laurie accompagna Daniel da Hollis Mason, ma sulla via vengono assaliti da una banda che riescono a mettere fuori combattimento. Daniel, giunto da Hollis, apprende della catastrofica intervista a Manhattan, trasmessa in televisione.

Manhattan, nel frattempo, si teletrasporta nella base militare di Rockfeller, dove incrocia un operaio intento ad affiggere al muro cartelli che indicano che la zona è in quarantena per rischio radioattivo. Manhattan decide di lasciare la città, delegando all’operaio il compito di informare Laurie e il resto dell’umanità  della partenza del superuomo per Marte. Prima di teletrasportarsi sul pianeta rosso, Jonathan fa una sosta in un vecchio sito di test in Arizona, all’interno del quale, in un bar ormai fatiscente, recupera da una bacheca una foto che ritrae lui, ancora umano, e la sua ex Janey Slater.

Laurie viene informata da Forbes del fatto che il Dottor Manhattan ha lasciato la Terra, il che indebolirebbe gli USA, in quanto il superuomo era il principale deterrente contro gli attacchi russi. L’indomani, Gufo Notturno 2 riceve un’altra visita a sorpresa da Rorschach, il quale, porgendogli la gazzetta di quel giorno, si è convinto che ci sia qualcuno che sta prendendo di mira i supereroi, dato che in una settimana sono scomparsi sia Il Comico, assassinato, sia Manhattan, esiliato. Il giornale riporta un’altra notizia di rilievo: venuto a mancare Manhattan, i russi hanno invaso l’Afghanistan.

Nel frattempo Nixon, il presidente degli Stati Uniti, valuta insieme all’intelligence militare le proiezioni di un possibile attacco atomico da parte sovietica: in caso di attacco, l’Europa occidentale verrebbe cancellata, un danno accettabile, ma gli USA perderebbero la costa est. Il presidente decide di attendere una settimana prima di tirar fuori “le armi pesanti”.

21 Ottobre 1985. Di notte, Rorschach torna a casa di Moloch, interrogandolo ancora sulla lista di nomi che avrebbero avuto a che fare con Manhattan, ma comprende che l’ex supercattivo non sa davvero nulla e che è stato semplicemente usato. Rorschach, infine, dà un’ultima possibilità a Moloch, dicendogli di lasciare ogni altra informazione che potesse venirgli in mente in un cassonetto di fronte a un diner scelto dal vigilante.

Nello stesso diner, Laurie informa Daniel che il governo, scomparso Manhattan, non le consente più di vivere nel centro di ricerca e che le ha tagliato ogni forma di mantenimento. Daniel le propone così di trasferirsi, almeno temporaneamente, in casa sua, dato che dispone di numerose stanze nella palazzina di sua proprietà.

Nel frattempo Adrian Veidt riesce a sventare un attentato alla sua vita, disarmando il suo assassino che però, prima di rivelare alcunché, si uccide mordendo una capsula di veleno.

Rorschach nel cassonetto trova un messaggio di Moloch che lo invita a recarsi a casa sua alle 23:30 di quella sera per informazioni urgenti; allo stesso tempo qualcuno passa delle informazioni al detective Fine, rivelandogli il luogo dove scovare il famigerato vigilante Rorschach . Quando questi infatti si reca nell’appartamento di Moloch, lo trova morto, e la polizia ha circondato l’edificio, pronta per arrestarlo. Nonostante il vigilante riesca a mettere fuori combattimento alcuni poliziotti, incendiando l’edificio e scappando lanciandosi da una finestra al secondo piano, Rorschach viene accerchiato, picchiato, smascherato e arrestato. Tutti sono sorpresi nel vedere il vero aspetto del vigilante: un uomo dai capelli rossi e arruffati, dagli occhi verdi e lentiggini che gli tempestano il viso. Rorschach protesta furiosamente, poiché vuole avere indietro la sua maschera, la sua “pelle”.

«Rorscach, polizia! Sappiamo che sei lì dentro. È finita!»

25 Ottobre 1985. Nel penitenziario di Sing Sing, lo psichiatra Malcolm Long sottopone Walter Kowalsk, vero nome di Rorschach, all’omonimo test; Walter, secondo il dottore, risponderebbe in maniera molto intelligente e sana alle domande e trova che il suo paziente possa essere guarito; tuttavia Malcolm avverte che c’è qualcosa di profondamente inquietante nel modo in cui il suo paziente lo fissa, senza mai sbattere le palpebre.

«Vorrei soltanto che non mi fissasse così.»

Nel corso delle sedute, Malcolm comincia a ossessionarsi alla storia di Walter, su come questi sia diventato Rorschach: si ossessiona con questa storia al punto tale da rovinare completamente il suo rapporto coniugale e la sua carriera, immergendosi in un abisso dal quale non emergerà mai più.

31 Ottobre 1986. Laurie armeggia con alcuni gadget che Daniel tiene nascosti al piano sotterraneo, connesso ai vecchi tunnel della metro; Laurie riesce a salire a bordo dell’aeronave di Daniel, Anacleto, e attiva per errore il lanciafiamme. Daniel avverte dei rumori dal piano di sotto e, temendo che Laurie stia venendo attaccata dal misterioso assassino che sta prendendo di mira i supereroi, si precipita al pian terreno, dove trova Laurie alle prese con l’incendio. I due riescono a domare le fiamme, e Daniel commenta l’accaduto affermando che anche Il Comico, la prima volta che aveva provato Anacleto, aveva causato un simile incidente. Daniel racconta di più della sua storia, dei suoi studi in fisica e ornitologia ad Harvard, e della sua passione per la costruzione di gadget e macchinari. I due decidono di trascorrere del tempo insieme, bevendo un caffè al piano di sopra mentre in televisione si discute delle crescenti tensione al confine fra l’Afghanistan e il Pakistan, prossimo potenziale obiettivo dell’armata sovietica, e dell’arresto del pericoloso vigilante non governativo noto come Rorschach.

Fra i due amici scocca finalmente la scintilla e cominciano ad amoreggiare, spostandosi in camera da letto; Daniel tuttavia non riesce ad avere un’erezione, pur desiderando ardentemente Laurie, avvertendo un’ansia inspiegabile. Durante la notte, che i due passano insieme, Daniel fa un sogno terrificante: sogna che Laurie indossa il costume di un’altra supereroina, lui la stringe, i due si ritrovano nudi, si accarezzano, si ritrovano nuovamente vestiti, questa volta nei rispettivi costumi da supereroi. Daniel avverte una luce abbagliante, si volta e nota che un gigantesco fungo atomico sta per travolgere lui e Laurie. Questo sogno gli mette talmente tanto i brividi da costringerlo ad alzarsi e distrarsi, scendendo al pian terreno dove fissa il suo costume appeso al chiodo.

Laurie lo segue, e Daniel le confessa che prova un enorme senso di impotenza sia per il conflitto imminente, sia per l’incombente minaccia del killer di supereroi. Entrambi ricordano quando erano vigilanti mascherati, e che in piena notte si svegliavano e andavano in giro per la città a caccia di criminali. Daniel vorrebbe uscire ancora una volta come Gufo Notturno, ma esita, incontrando però il sostegno di Laurie. Entrambi, indossati i loro vecchi costumi, salgono a bordo di Anacleto e sorvolano la città, notando che una palazzina sta andando in fiamme. I due supereroi riescono a salvare tutte le persone che stavano per morire nell’incendio e, dopo questa operazione di salvataggio, riescono finalmente ad avere un momento intimo soddisfacente.

Ritornati a casa di Daniel, qualcuno bussa alla porta: è il detective Steven Fine, che è lì per una visita “informale”: domanda a Daniel se conosceva Blake, e dopo aver ricevuto una risposta negativa Fine si concentra sul calendario con i gufi e comunica a Daniel che sono ricomparsi sia il Gufo Notturno sia Spettro di Seta e si domanda ora dove possano essere. Il detective si congeda, scherzando su un particolare: sul tavolo della cucina di Daniel sono posate delle zollette di zucchero, della stessa marca  di quelle rinvenute nelle tasche di Rorschach, arrestato qualche giorno prima. Daniel capisce che il tempo a disposizione è agli sgoccioli e avendo appreso dell’arresto di Rorschach, propone a Laurie di far evadere il vecchio compagno di avventure, sfruttando la notevole potenza di fuoco di Anacleto. Nel penitenziario di Sing Sing, intanto, alcuni criminali che Rorschach ha catturato nel corso della sua lunga carriera decidono di prendersi la loro vendetta, distraendo le guardie, mentre un gruppo, capitanato dal gangster “Pezzo grosso”, fonde le sbarre della cella di Rorschach nel tentativo di raggiungerlo e ucciderlo.

Rorschach però dimostra di essere un avversario molto più dinamico, spietato e preparato, uccidendo i gangster incluso il Pezzo Grosso. Laurie e Daniel nel frattempo raggiungono il penitenziario a bordo di Anacleto, e assaltano la struttura con una frequenza audio che frantuma i vetri e mette fuori combattimento le guardie carcerarie. Recuperato Rorschach, i tre vigilanti tornano a casa di Daniel, dove ad attendere Laurie c’è Manhattan, che ha previsto che nel giro di un’ora Laurie avrebbe voluto parlare con lui, e che avrebbero tenuto su Marte una discussione, nella quale Laurie avrebbe chiesto a Manhattan di salvare il mondo dall’imminente catastrofe.

Laurie accetta e lei e Manhattan si teletrasportano su Marte, mentre Rorschach avverte Daniel che qualcuno bussa alla porta con crescente insistenza; si tratta del detective Fine e di una squadra di militari armati, che sfondano la porta dell’appartamento.

Rorschach e Gufo Notturno 2 riescono a seminare la squadra guidata dal detective Fine, fuggendo a bordo di Anacleto. Rorschach fa una sosta a casa sua per recuperare un cambio di vestiti e la sua “pelle”, risalito a bordo di Anacleto, i due vigilanti decidono di investigare nel sottobosco criminale per tentare di scoprire chi c’è dietro all’omicidio del Comico, all’esilio forzato di Manhattan e all’arresto di Rorschach. Blake era venuto a conoscenza di un’isola e di una lista di persone collegate a Manhattan; questa lista di nomi, che includeva Janey Slater, era composta da persone che avevano lavorato con Manhattan, ed era chiaramente servita per far sì che questi, rivelata la sua potenziale natura cancerogena, potesse essere messo fuori dai giochi. L’omicidio del Comico, secondo Daniel, è pertanto stato pensato dopo il complotto ai danni di Manhattan. Blake, avendo scoperto la lista e sconvolto dalle scoperte fatte sull’isola, si era recato pertanto a casa di Moloch, in preda alla disperazione; Moloch lavorava per la ditta Dimensional Develpoments, secondo le informazioni raccolte dai due vigilanti, e forse questa ditta aveva installato microspie nell’appartamento dell’ex-supercattivo, venendo così a conoscenza della discussione con Blake e di quanto era venuto a sapere. Il tentato omicidio di Adrian Veidt invece sembra essere più complesso e necessita, secondo Rorschach, di ulteriori indagini di persona nell’ambiente della malavita, dato che un piano così elaborato deve aver lasciato delle tracce.

In città, intanto, la banda criminale “I nodi” discute del fatto che Rorschach sia stato fatto evadere da un certo Gufo Notturno, e che bisognerebbe punire quest’ultimo per aver fatto evadere una minaccia così grande per la malavita. Un membro della banda afferma di sapere dove trovare questo Gufo Notturno. Bussano alla porta di casa di Hollis Mason, il primo Gufo Notturno,  che apre, pensando si tratti di ragazzini travestiti per Halloween; viene assalito dalla banda, che lo uccide, lasciando il supereroe in pensione in una pozza di sangue.

Nel frattempo Laurie si ritrova su Marte insieme a Manhattan, ma la donna non respira e sta per soffocare, quando Manhattan si ricorda di crearle attorno un sottile velo di atmosfera. Manhattan a questo punto la invita a seguirla sulla gigantesca cittadella di vetro che ha creato.

Su Marte, il superuomo insiste sulla comparazione dei grandi successi dell’umanità con le vette e le valli di Marte, sminuendo l’importanza della vita umana, e soprattutto del suo legame con la Terra, ora che Laurie e lui si sono lasciati e il suo ultimo legame con l’umanità si era così spezzato. Mentre Laurie insiste nel vedere le cose nella sua prospettiva limitata, criticando Manhattan per agire come se fosse un burattino mosso solo da eventi che prevede, e che in teoria potrebbe modificare.

«Oh merda. Sono su Marte.»

Manhattan spiega come lui non preveda davvero gli eventi, ma semplicemente non faccia distinzione fra passato e futuro, e che dunque tutto gli capita nel medesimo istante in continuazione. Suggerisce questo approccio a Laurie per farla indagare a fondo sul proprio passato, considerando i ricordi come eventi ancora presenti. Laurie scopre così una terribile verità sul proprio passato, ossia che sua madre, Spettro di Seta, ed Edward Blake, Il Comico, devono essere stati legati per un periodo, prima che la madre sposasse il proprio manager, nonostante il tentativo di stupro del Comico. Da quest’unione consensuale e contro ogni logica era nata Laurie. Manhattan, grazie a questa scoperta, rivaluta la vita umana, che giudica “più rara di un quark”. Manhattan pertanto è disposto a tentare di salvare la terra, dato che percepisce che qualcosa nel suo futuro non è chiaro: esisterà una sorta di interferenza, forse un’onda di tachioni, che non gli consente di prevedere in quel momento ciò che accadrà. Quest’onda tachionica potrebbe anche essere causata da un olocausto nucleare.

01 Novembre 1985. Sulla Terra, il presidente USA Nixon, incatenato al dispositivo di attivazione delle testate nucleari, viene scortato in una base segreta: lì si trova sempre più pressato dai membri del suo staff, che lo informano del fatto che i russi, in risposta “all’allarmismo occidentale” hanno ammassato carri armati al confine con l’Europa. Il presidente conferma il livello d’allerta DEFCON 2 ma non vuole agire, nonostante gli USA avrebbero buone possibilità di riuscita se colpissero per primi.

Rorschach e Gufo Notturno 2 si recano in un bar frequentato dalla malavita e cominciano a interrogare i presenti, questa volta non su chi abbia ucciso Il Comico, bensì su chi abbia tentato di attaccare Adrian Veidt. Scoprono che uno degli avventori del bar ha consegnato al sicario incaricato di uccidere Veidt alcune buste sigillante, una contenente denaro e l’altra delle istruzioni. L’avventore afferma di aver fatto tutto ciò su ordine del suo capo, che lavora per la Pyramid Deliveries , e che ora è preoccupato, dato che molte persone che lavoravano come corrieri per la Pyramid e che erano “nel giro” stavano pian piano morendo, chi per overdose, chi per un incidente: il suo stesso capo era morto travolto da un treno dopo avergli consegnato le buste per il sicario.

Mentre Rorschach torchia l’avventore, Gufo Notturno 2 interroga un malavitoso con i capelli raccolti in un codino; questi immediatamente afferma che il modo di portare i capelli legati non implica la sua appartenenza a “I nodi” e chiarisce che non c’entra nulla con l’assassinio di Holis Mason, avvenuto la notte precedente. La notizia sconvolge a tal punto Daniel da portarlo a minacciare tutti di annientare l’intero quartiere con la potenza di fuoco a sua disposizione. Rorschach allontana Daniel e lo aggiorna sulle informazioni ottenute.

I due riescono a intrufolarsi nell’ufficio di Adrian: l’edificio è deserto e lui non c’è. Il fatto è strano, dato che è solito lavorare fino alle prime luci dell’alba. Rorschach rinviene un’appunto sull’agenda di Veidt: alle 4:30 del primo novembre, Veidt si è spostato a Karnak, la sua base ultratecnologica in Anatartide. Rorschach nota che, oltre a vari poster promozionali e decorazioni a tema Egitto, sono presenti anche diversi grafici relativi a fattori come l’aumento della popolazione, il declino ambientale, e il rischio di una guerra nucleare: secondo questi grafici, nello scenario migliore possibile, si arriverebbe a una crisi entro gli anni Novanta.

Mentre il vigilante mascherato riflette su chi possa essere dietro a questo caso così intricato, Gufo Notturno 2 cerca di accedere alla pagina “Pyramid Deliveries” dal computer di Adrian, ma è richiesta una password. Tentando di accedervi inserendo “Ramses II”, ossia il nome egiziano del faraone noto come Ozymandias, scopre che a capo della Pyramid e della Dimensional Development c’è proprio Adrian Veidt e che dunque è lui ad aver orchestrato questo complotto ai danni del Comico e di Manhattan.

Prima di partire alla volta di Karnak in Antartide, Rorschach recupera alcuni documenti dalla scrivania di Vedit, e inserisce un ultimo appunto nel suo giornale, nel quale ha raccolto tutti gli indizi che ricostruiscono il complotto sino a quel momento; lascia infine questa versione del suo diario, un libricino rilegato in pelle, nella cassetta della posta della redazione del giornale che legge sempre, il “New Frontiersman”.

A Karnak, Adrian, in compagnia della sua lince geneticamente modificata Bubastis, osserva numerosi schermi contemporaneamente: alcuni trasmettono pubblicità, altri notizie, e alcuni telecamere che puntano all’esterno della struttura rivelando che Rorschach e Gufo Notturno 2 sono a bordo di alcuni monopattini volanti, e si stanno avvicinando  alla struttura. Veidt decide allora di chiamare alcuni suoi collaboratori per una riunione nel vivaio. Un’esile cupola di vetro separa il freddo mortale dell’Antartide dal verdeggiante giardino dell’Eden sapientemente progettato da Ozymandias. Nel vivaio offre da bere ai suoi collaboratori, e racconta loro della sua vita, del suo amore per l’Egitto e per la figura del conquistatore macedone Alessandro Magno, personaggio storico al quale egli stesso si ispira. In particolare racconta una leggenda riguardante il conquistatore macedone: quando Alessandro giunse nella città di Gordio, dove si diceva che vi fosse un nodo che nessuno era mai riuscito a sciogliere, volle vedere con i propri occhi: quando notò che era in effetti impossibile scioglierlo, estrasse la spada, e con un colpo preciso, lo tranciò di netto.

Adrian spiega che se la missione di Alessandro era quella di conquistare il mondo, la sua, invece, è quella di fronteggiare il male nel mondo, e che grazie all’aiuto dei suoi fedeli collaboratori, quel giorno, egli sarebbe riuscito in quell’impresa. I membri dello staff svengono per effetto della tossina contenuta nelle loro bevande, e pochi minuti dopo, Adrian sigilla il vivaio, lasciando che la cupola si spalanchi.

Dopo diverse ore di viaggio, Rorschach e Gufo sono giunti nei pressi della base di Adrian, ma Anacleto ha un guasto e i due sono costretti a usare dei monopattini volanti per giungere a destinazione. Arrivati davanti all’ingresso principale, chiuso, rinvengono dei resti di alcune piante sepolte dalla neve. Attraverso l’ingresso del vivaio riescono ad accedere al resto della struttura. Trovano Veidt seduto a tavola che cena e tentano di coglierlo di soppiatto, ma Adrian si rivela troppo agile e troppo forte, e anche se due contro uno, i vigilanti vengono tenuti a bada senza problemi.

A quel punto Daniel chiede spiegazioni ad Adrian, il quale racconta tutta la storia dietro al suo piano: quando aveva cominciato a fare il supereroe, Adrian era convinto di poter sradicare il male combattendo la criminalità, ma sin da subito comprese che il male non era monopolio dei malviventi, ma che era ovunque. Conobbe il dottor Manhattan e Il Comico nei primi anni Sessanta: Jon Ostermann era decisamente un individuo interessante, dotato di un potere fuori dal comune, mentre Blake era intrigante ma in maniera molto diversa e inquietante.  Dopo l’assassinio di J.F.K. a Dallas, Adrian continuò a catturare i criminali travestito da supereroe, ma ormai quell’attività si era svuotata di ogni significato.

Nel 1966 Capitan Metropolis riunì Rorschach, Gufo Notturno 2, Il Comico, il Dr. Manhattan e lo stesso Adrian per tentare di creare un nuovo gruppo di supereroi: I Crime Busters. Ma quella sera Il Comico, ubriaco, denigrò pesantemente l’operato di Metropolis e del gruppo insistendo sul fatto che combattere il crimine era totalmente inutile, dato che catturato un criminale ne sarebbe presto ricomparso un altro. Gufo e Rorschach ribatterono affermando che stavano ottenendo dei risultati, seppure il gruppo fosse poco più che una trovata pubblicitaria, date le dimensioni e lo scarso coordinamento, Adrian sottolineò come, con le giuste risorse e la giusta guida, i Crime Busters avrebbero potuto risolvere diversi problemi e  non serviva un genio per capire che gli Stati Uniti stavano affrontando dei problemi molto complessi e urgenti; Blake d’altro canto lo canzonò, affermando che «Solo uno scemo non capirebbe che i problemi da affrontare sono troppo grandi per pagliacci come voi. Voi non avete idea di quello che sta succedendo nel mondo».  Per Adrian ogni problema poteva essere risolto con intelligenza e preparazione ma Il Comico ribadì che sbattere in cella “un Moloch” ogni tanto non servisse a niente, perché fra trent’anni sarebbero esplose le atomiche, e nemmeno tutta l’intelligenza del mondo avrebbe potuto evitare questa catastrofe dato che, a quel punto, Adrian sarebbe stato «il cumulo di cenere più intelligente del mondo.».

Dopo quell’evento Adrian cominciò a capire: non avrebbe mai salvato il mondo sconfiggendo la criminalità. Ma sciogliere questo nodo gordiano sarebbe stato difficilissimo: Est e Ovest si erano lanciati in una corsa agli armamenti che avrebbe portato inevitabilmente a uno scontro, sebbene nessuna delle due parti volesse armarsi per sconfiggere l’altra, ma piuttosto per non farsi sorpassare dal nemico, in pieno stile “paradosso della sicurezza”; d’altra parte, tutti gli investimenti fatti negli armamenti sottraevano risorse agli interventi per la cura dei meno fortunati, per l’istruzione, per l’ambiente; sempre più macchine prendevano decisioni al posto degli uomini, e per far fronte a tutte le spese militari, gli stati si sono indebitati moltissimo e con gli interessi sul debito così elevati, paesi come il Brasile hanno dovuto impiegare ancora più risorse, abbattendo più alberi in Amazzonia, mentre l’energia nucleare, seppur necessaria, produceva scorie radioattive e consumava risorse preziose. Anche senza le testate atomiche,  la catastrofe ambientale sarebbe stata imminente.

Così Adrian cominciò a progettare il suo piano: con dei piccoli investimenti riuscì a fondare la sua prima azienda, la Dimensional Developments, brevettando progetti sempre più remunerativi anche grazie all’aiuto del Dottor Manhattan. Comprò un’isola nel 1970, e poco dopo si ritirò dal mondo supereroistico, concentrandosi sul suo progetto, progredendo significativamente nel campo della genetica, creando Bubastis, delle auto elettriche e delle aeronavi; tentò i primi esperimenti di teletrasporto, che Manhattan aveva dimostrato essere possibile, ottenendo però risultati insoddisfacenti, siccome tutto ciò che si teletrasporta, senza l’ausilio di Manhattan, esplode. Il Comico, nel 1985, scoprì dell’esistenza dell’isola: affacciatosi da un’aeronave, Blake vide che una nave stava approdando nel porto; sospettando un’operazione criminale, scese dall’aeronave per indagare, solo per scoprire su quell’isola, con amara ironia, si stava pianificando il più grande scherzo della storia che avrebbe fermato ogni guerra.

Il Comico era troppo scioccato per parlarne con qualcuno, se non Moloch, che Adrian sorvegliava in quanto parte del piano per tagliar fuori dai giochi Manhattan, che sarebbe stato accusato di far ammalare di cancro colleghi, nemici e amici. Così Adrian si infiltrò nella casa di Edward Blake, e lo percosse fino a farlo precipitare dal suo appartamento. Per sviare i sospetti dalla sua persona, Adrian aveva ingaggiato il suo killer, sicuro di scampare all’attentato, vantandosi di saper schivare persino le pallottole; sottomesso il killer, gli infilò in bocca una capsula di veleno, uccidendolo ed eliminando ogni sospetto. Rorschach aveva indagato su Moloch, e grazie alle microspie nell’appartamento, Adrian ne era venuto a conoscenza, facendo la soffiata che avrebbe portato alla sua cattura.

Ma qual era questo grande scherzo? Il grande scherzo per fermare ogni guerra e ogni conflitto consisteva nel teletrasportare a New York un gigantesco mostro, dall’aspetto alieno, creato a partire dal cervello del sensitivo Robert Desaines, ingigantito e modificato geneticamente. Dopo essere stata teletrasportata, la creatura sarebbe esplosa, rilasciando un’onda d’urto psichica che avrebbe ucciso metà della città. Il cervello clonato era stato riempito di immagini terrificanti, musica, la sceneggiatura di un film su un mondo alieno, prodotta da uno dei migliori fumettisti dell’epoca, Max Shea, suoni degli animali della Terra. Questo avrebbe impiantato nella mente dei sopravvissuti all’attacco di New York che la Terra era effettivamente stata attaccata dagli alieni: anche in sogno, le persone sopravvissute avrebbero visto quelle immagini, rafforzando ancora di più la loro convinzione.

Daniel resta stupefatto, ma scettico. Domanda ad Adrian chi mai avrebbe creduto a questa pazzia, questa inutile messa in scena:

«Cioè, quando sarebbe dovuta concretizzarsi questa misera fantasia truce? Quand’è che succederà?»

«‘Quand’è che succederà?’ Dan, io non sono uno di quei supercattivi dei fumetti. Ma tu credi davvero che ti avrei spiegato il mio piano, se fosse rimasta anche solo la minima possibilità di cambiarne l’esito? Tutto questo l’ho fatto trentacinque minuti fa.»

2 Novembre 1985. A mezzanotte in punto un gigantesco alieno appare al centro di New York, pochi attimi dopo esplode, rilasciando un’onda psichica che travolge la città, uccidendo all’istante due milioni di persone. Ricompaiono Manhattan e Laurie, scioccata dalla devastazione, mentre il superuomo tenta di identificare la fonte che ha disturbato la sua percezione del tempo e dello spazio; Manhattan infatti pensava di arrivare molto prima sulla terra ma dei tachioni che hanno viaggiato indietro nel tempo gli hanno impedito di utilizzare al meglio i suoi poteri. Ritiene però che qualcuno abbia generato questi tachioni, dato che questa inversione di rotta accade raramente in maniera naturale; un segnale molto forte giunge dal Polo Sud. Laurie piange disperata e prega Manhattan di portarla via da lì.

Nel frattempo Rorschach insiste sul fatto che occorra fermare Veidt, credendo alla sua storia, mentre Daniel è scettico e non riesce a crederci. Manhattan si teletrasporta con Laurie al Polo Sud, e la lascia all’esterno a congelare, distratto dall’ossessione di trovare la fonte di tachioni. Entrato nella struttura segue Bubastis, ignorando Rorschach e Gufo, e finisce intrappolato in una camera di disintrinsecazione. Manhattan scompare.

Laurie riesce a entrare dentro Karnak e attacca Veidt, sparandogli. La battaglia sembra vinta, ma Adrian è riuscito a prendere il proiettile al volo, salvandosi.  Manhattan è ricomparso, affermando che il primo trucco che ha imparato è stato quello di disintrinsecarsi, e che Adrian non può nulla contro di lui, anche se è l’uomo più intelligente del mondo, Manhattan lo schiaccerà come una termite. Adrian, terrorizzato, annuncia di stare per utilizzare la sua arma segreta, la più potente di tutte; afferrato il telecomando attiva tutti gli schermi, sintonizzati sui canali dei principali notiziari: i paesi del mondo, vista la devastazione causata a New York dall’attacco alieno, hanno deciso di sospendere tutte le ostilità. Con la minaccia dell’olocausto nucleare sventata, a Ozymandias non resta che celebrare il suo trionfo.

«CE L’HO FATTA!»

Adrian invita tutti ad accettare un compromesso: non rivelare il suo piano e, così facendo, evitare che il mondo rischi di sprofondare ancora una volta in una catastrofe nucleare. Manhattan accetta, poiché è la scelta più logica, Laurie accetta, poiché sconvolta e senza più voglia di lottare. Daniel accetta, poiché non vede altra via d’uscita. L’unico a rifiutarsi è Rorschach, che non accetta compromessi. Racconterà questa storia a tutti, ma Adrian non vuole fermarlo: dopotutto Rorschach non è un testimone affidabile. Manhattan non è della stessa idea, e tenta di dissuadere Rorschach, che sta cercando di tornare all’aeronave per tornare negli USA; comprendendo però che Manhattan non lo lascerà scappare, si toglie la maschera e invita il superuomo a ucciderlo, e questi non esita nemmeno per un istante.

Adrian lascia Laurie e Daniel soli, che si appartano a bordo di una piscina riscaldata all’interno della struttura. Lì fanno l’amore e poi si addormentano, arrendendosi alla stanchezza, felici di essere ancora vivi. Manhattan li osserva e sorride per poi andare da Adrian, annunciando la sua partenza per un’altra galassia, nella quale tenterà di creare la vita. Nonostante Adrian sa che sarà tormentato per tutta la vita dai rimorsi per il piano scellerato che ha messo in atto, domanda a Manhattan se abbia fatto la scelta giusta.

«Si ho cambiato idea, forse creerò della vita. Addio, Adrian.»
«Jon, aspetta, prima che tu vada via… ho fatto la cosa giusta, vero? Alla fine è andato tutto bene.»
«“Alla fine”? Niente finisce, Adrian. Non finisce mai niente.»
«Jon? Aspetta! Che intendi dire con…»

25 dicembre 1985. La vecchia signora Sally Jupiter viene informata dallo staff della casa di riposo in cui risiede che due persone sono venute a trovarla; si tratta dei coniugi Hollis. La signora Jupiter fa accomodare i suoi ospiti, che altro non sono che Daniel e Laurie con le loro nuove identità e connotati. Sally è contenta di conoscere il nuovo compagno della figlia e trascorrono insieme alcuni minuti per scambiarsi i regali. Laurie rivela alla madre di conoscere la vera identità del padre, e mentre Sally cerca di giustificarsi, mortificata, Laurie l’abbraccia e dice che le vuole bene e che non fa niente. Dopo la visita dei coniugi “Hollis”, Sally abbraccia una fotografia e la bacia: il viso di un giovanissimo Edward Blake, travestito da supereroe, resta coperto dal rossetto di Sally, che si allontana, piangendo.

La storia potrebbe finire qui, con un finale dolceamaro, annichilente, terrificante ma positivo, tutto sommato. Ma come ha affermato Manhattan, niente finisce.

Alla redazione del New Frontiersman, il capo redazione, un uomo alquanto scorbutico, se la prende con il suo assistente, Seymour,  un ragazzo giovane, rotondetto, che indossa una maglia verde con un grosso smile giallo al centro. Il capo si lamenta del fatto che ormai in redazione non sia rimasto più nessuno, visto che molta gente è morta dopo l’attacco, e il giornale del 26 dicembre non è ancora pronto, dato che mancano delle notizie: ordina quindi al suo sottoposto di cercare nella posta e nella pila degli scarti. Seymour domanda al capo cosa dovrebbe scegliere, ma l’uomo lo invita, per una buona volta in vita sua, a prendersi una responsabilità, intimandogli di non disturbarlo durante la pausa pranzo. Seymour addenta il suo panino, sporcandosi la maglia, ma non se ne accorge, dato che è intento a rovistare nella risma di fogli delle pila degli scarti, alla ricerca di una notizia decente; la sua attenzione viene catturata da un giornale dalla copertina in pelle.

«Lascio che sia tu a prendere questa decisione.»

Il lettore non scoprirà mai se il giovane assistente avrà aperto il diario, ma qualora dovesse sfogliarlo e leggerlo fino alla fine, questa tremenda rivelazione investirebbe lui e potenzialmente il mondo intero:

«Se state leggendo questo diario, sia che io sia vivo o morto, saprete la verità: qualunque sia la natura di questo complotto, Adrian Veidt ne è il responsabile. Diario di Rorschach, 1 Novembre 1985.»

# Il Comico – Tutto è un grande scherzo permalink

La cronistoria della vita del Comico, all’interno del fumetto, è messa a servizio non solo del lettore, come fonte primaria di informazioni sugli eventi che hanno plasmato il mondo di Watchmen, ma è un modo per illustrarci come gli altri personaggi, nelle interazioni con Il Comico, hanno vissuto questi eventi e come questi abbiano plasmato le loro identità: la morte del Comico, ma ancora di più la sua vita, sono il motore della storia.

La polizia, indagando sulla morte di Blake, non scopre che la vittima è in realtà Il Comico, ma lo scopre Rorschach, e quando interroga o informa gli altri supereroi rimasti, la gamma di reazioni è indice di quanto controverso sia stato Il Comico in vita.

Il primo flashback, che racconta un pezzo della vita di questo personaggio, viene presentato attraverso le memorie di Sally Juspeczyk (Spettro di Seta) quando sua figlia Laurie va a trovarla in California mentre a New York si celebra il funerale di Blake: alla festa di Natale dei Minutemen del 1939, mentre gli altri eroi lasciavano la sala, Sally si stava cambiando, ma venne sorpresa dal Comico, all’epoca sedicenne, che la aggredì, cercando di violentarla. Il compimento della violenza venne sventato grazie all’intervento di Giustizia Incappucciata. Nonostante questa introduzione al personaggio, in verità piuttosto cruda, il lettore nota una certa discrepanza fra il racconto e l’emozione provata da Sally mentre ricorda l’accaduto: la donna, infatti, non è niente affatto adirata, disgustata o intristita per questo evento, incontrando la comprensibile sorpresa della figlia.

Per Sally quello che è successo non ha più significato, è il passato, e invecchiando Sally afferma di aver assunto una prospettiva diversa sulle cose: le cose grandi, col passare del tempo, diventano più piccole e “ogni giorno che passa, il passato diventa sempre più chiaro, mentre il futuro sempre un po’ più scuro”.

Durante il funerale del Comico, i tre supereroi presenti, Ozymandias, il Dr. Manhattan e Gufo Notturno 2, ricordano degli episodi significativi della vita del compianto Edward Blake.

Due in particolari sono molto utili per comprendere la filosofia del Comico: nel primo flashback, visto dal punto di vista di Manhattan, il Comico si lamenta dei festeggiamenti a Saigon per via della fine della guerra in Vietnam; sostiene che i vietnamiti, più che per la fine del conflitto, festeggiano perché potranno bere e ubriacarsi, come del resto farà anche lui stesso; l’amarezza con la quale si esprime colpisce il Dr. Manhattan, ancora interessato, seppur tangenzialmente, ai dilemmi morali umani.

«Capiamoci, se avessimo perso la guerra… non lo so, penso che avremmo perso la testa, no? Come nazione. Ma grazie a te non è successo, giusto? Alla salute!»
«Sembri amareggiato. Sei un uomo strano, Blake. Hai uno strano atteggiamento verso la guerra e la vita.»
«Strano? Ascolta… una volta che capisci quanto tutto sia un grande scherzo, essere il comico è l’unica cosa che ha senso.»
«Villaggi bruciati, bambini con collane di orecchi… queste cose sono parte dello scherzo?»
«Ehi… non ho mai detto che fosse bello! Io sto solo al gioco.»

Gli orrori del mondo, la guerra, il dolore, per Il Comico, tutto questo non è qualcosa da condannare, ma da constatare: avendo visto che il mondo è una valle di lacrime, un luogo di eterno dolore, non ha senso piangerci sopra. Tanto vale stare al gioco, fare la propria parte, attraverso l’accettazione cinica di ciò che è il mondo; in questo modo il Comico è riuscito a costruirsi una vita di successo.

Questo personaggio, come ogni buon comico, con le sue battute spesso crudeli, finisce per rivelare le più amare verità ai personaggi: sempre quella notte, una donna vietnamita, incinta, si rivolse a lui, informandolo che che a guerra finita, dovranno prendersi cura insieme del bambino. Il Comico rifiutò, cacciando la donna in malo modo, ma quest’ultima reagì, sfregiandolo a vita colpendolo in pieno volto con una bottiglia rotta. La reazione del Comico fu immediata: tirata fuori la pistola, le sparò un colpo a bruciapelo, uccidendola in un istante.

Manhattan assistette alla scena e tentò di fermare Blake, seppur timidamente. Ostermann richiese una spiegazione, ma Il Comico, anziché giustificarsi, puntò il dito contro Manhattan stesso. Lui era rimasto lì a guardare: avrebbe potuto trasformare i proiettili in fiocchi di neve in un istante, oppure far evaporare l’arma, invece non aveva fatto niente. Blake è il primo ad accorgersi di un fatto inquietante: Jonathan Ostermann stava perdendo il contatto con la sua umanità; la profeticità dell’intuizione del Comico si manifesta anche in un’altra affermazione: mentre tentava di tamponarsi la ferita lasciatagli dalla donna in pieno volto, Il Comico confessava a Manhattan di sospettare che ben presto il superuomo si sarebbe disinteressato a Laurie Jupiter come aveva fatto con Janey Slater anni prima.

L’assurdità di questo scambio sta proprio nella sua contraddizione: un uomo che ha appena ucciso una donna incinta, accusa un altro essere umano di mancare di umanità, avendo, comicamente, ragione.

Queste verità abbacinanti, rivelate da un personaggio che si fa portavoce del peggio dell’essenza del mondo, costituiscono il cuore dell’idea del grande scherzo che è alla base di tutta la storia di Watchmen.

Daniel, durante il funerale del Comico, offre la possibilità al lettore di comprendere ancora meglio questo contorto messaggio, ricordando un altro spezzone della vita del Comico. L’anno è il 1977, la città di New York è piagata dalle proteste della popolazione contro l’impiego dei vigilanti. Le forze di polizia hanno scioperato, in sodalizio con i manifestanti, lasciando che la gestione della sicurezza pubblica fosse affidata a pochi vigilanti governativi.

Mentre Gufo Notturno 2 tentava di placare gli animi, Blake passò all’azione, colpendo i manifestanti con i fumogeni. Daniel restò scioccato dalla situazione, apparentemente paradossale, ma Il Comico gli ricordò che in quel momento spettava a loro proteggere la società; ingenuamente, Daniel domandò da chi dovessero proteggere quelle persone; la lapidaria risposta del Comico fu “da sé stesse”.

I due vigilanti fermarono un manifestante che aveva appena finito di scrivere una frase sul muro con una bomboletta: “Chi vigila sui vigilanti”. Daniel restò esterrefatto: perché tutte quelle persone cominciavano ora a prendersela con coloro che stavano cercando di difendere il mondo? Cosa era accaduto all’America e al sogno americano. Anche in questo caso la risposta del Comico fu tanto spietata quanto precisa: «Si è avverato, ce l’hai davanti agli occhi.».

La filosofia del Comico dunque si basa sull’ accettazione di quello che è il gioco orribile del mondo, non avendo alcuna pretesa di superiorità rispetto a esso; Edward Blake non vuole, né può, cambiare il mondo e si è liberato di ogni responsabilità. Compreso quanto sia futile tentare di salvare un mondo che non vuole essere salvato, di proteggere persone che vedono i custodi come oppressori, l’unica cosa da fare è stare al gioco, nella piena accettazione del proprio ruolo, in completo abbandono.

Il piano di Veidt di fermare ogni conflitto, nel quale Blake ha sempre vissuto, dal Pacifico al Vietnam, annienterebbe la sua visione del mondo, la sua ragion d’essere, togliendogli da sotto i piedi il palcoscenico dove poteva esibirsi nel ruolo tragicomico al quale si era, fatalmente, abituato. Veidt, con il suo complotto, il suo grande scherzo, si era rivelato un comico di gran lunga migliore di Blake. Perché se questi aveva accettato questo ruolo passivamente, attenendosi alle regole del gioco, Adrian Veidt stava trasformando il gioco stesso per mezzo delle sue stesse orribili regole.

Blake, compreso quanto le proporzioni dello scherzo fossero oltre la sua comprensione si recò dall’unico “amico”, l’unica voce che può ascoltarlo: il suo ex acerrimo nemico, Moloch il mistico.

«Cioè questo scherzo, nel senso, pensavo di essere io il comico, capisci? Oh Dio, non ci credo, non ci credo che qualcuno possa farlo… non posso crederci… Gesù, guardami. Sto piangendo. Non sai, non sai cosa sta succedendo. Su quell’isola hanno scrittori, scienziati, artisti, e quello che stanno facendo… io ne ho fatte di cose orribili, alle donne ho fatto cose orribili, ho sparato a dei bambini in Vietnam… ma non ho mai fatto niente come… come… oh madre perdonami, perdonami, perdonami, perdonami, perdonami…»

Con questa tragica comprensione si conclude la vita del Comico. Incapace di sopravvivere a questo cambiamento, il suo assassinio, oltre che una necessità per la storia, diviene una fatalità: Edward Blake sarebbe morto ugualmente, perché il mondo in cui viveva avrebbe cessato di esistere con il grande scherzo costruito ad arte da Adrian Veidt.

Il nuovo mondo, non più insensatamente aggrappato al conflitto, avrebbe strappato al Comico le sue battute più celebri. E un comico senza più battute, è un comico finito.

# Dr. Manhattan – Chi è che fa il mondo? permalink

La nascita del dottor Manhattan è il frutto di una serie di incredibili coincidenze capitate all’uomo che un tempo era stato, che aveva vissuto e che aveva amato. In principio, infatti, era Jonathan Ostermann, figlio di un orologiaio. Dopo la scuola, Jon si dilettava nello smontare e rimontare gli orologi nella casa paterna, ma un giorno, nel 1945, il padre lo sorprese, affermando che ormai il suo lavoro da orologiaio era obsoleto, poiché Einstein aveva dimostrato che il tempo era relativo: spinse perciò suo figlio a perseguire una carriera “al passo con i tempi” e che non sarebbe stata resa obsoleta dalla scienza. Jonathan quel giorno osservò suo padre gettare gli ingranaggi degli orologi fuori dalla finestra, immagine che gli resterà impressa per tutta la vita.

Ostermann pertanto cominciò a studiare fisica all’università di Pincerton nel 1948, e dieci anni dopo, appena dottorato, andò a lavorare in un laboratorio in Arizona, dove conobbe Wally Weaver, amico e collega, che gli presentò Janey Slater. I due si cominciarono a frequentarsi, incontrandosi soprattutto al bar del centro di ricerca, dove il governo USA stava finanziando una ricerca sui campi intrinseci.

Nell’estate del 1959 Janey e Jonathan, dovendo prendere lo stesso treno che in Arizona li riporterà a casa ed essendo l’attesa piuttosto lunga, decisero di trascorrere un po’ di tempo ad un parco divertimenti. Mentre passeggiavano, un uomo alquanto corpulento urtò Janey, facendo sì che il cinturino difettoso del suo orologio si slacciasse; l’orologio cadde per terra, schiacciato dallo stesso omaccione, ignaro di tutto. Jonathan allora si offrì di ripararlo, mettendolo nel taschino della sua giacca. Qualche mese dopo, aggiustato l’orologio e ritornato a lavoro, Jonathan lo volle riconsegnare a Janey, ma lo aveva dimenticato nel taschino del camice da laboratorio nella camera di disintrinsecazione. Rientrato, a causa di un incidente, la porta della camera si chiude:

Tra poco mi capiterà l’incidente. Gli altri tornano dalla pausa pranzo e io chiedo loro di lasciarmi andare, mentre rido della mia stupidità. Nessun altro ride. Il dottor Glass sta impallidendo. Spiega che la porta si è chiusa automaticamente mentre i generatori si riscaldano per l’esperimento di questo pomeriggio, rimuovere il campo intrinseco dal blocco di cemento numero 15. Gli domando cosa è successo agli altri 14 e me lo dice…
«No! No! No! No!»
«M-Mi dispiace Ostermann. Il programma è stato lanciato, e non possiamo annullare il conto alla rovescia è… è una misura di sicurezza.»
«Oddio, fatemi uscire, fatemi uscire da qui! Janey, non andartene ho bisogno…»
«Non chiedermelo, Dio, non posso restare qui a vedere, per favore io… io non ci riesco, okay?»

Dopo pochi secondi, davanti agli occhi dei colleghi e di Janey, Jonathan Ostermann fu separato dal suo campo intrinseco, morendo. Nel corso delle settimane successive, gli scienziati che lavoravano nel centro di ricerca videro comparire dapprima un sistema nervoso che camminava oltre la recinzione,  poi uno scheletro quasi del tutto formato che si aggirava nella mensa, e dopo qualche tempo comparve un essere fatto di pura energia, dalle sembianze di Jonathan Ostermann.

Da quel punto in poi, Jonathan Ostermann non solo potrà alterare la struttura atomica della materia attorno a lui, ma potrà teletrasportarsi, camminare sulla superficie del sole; per via dei suoi poteri, e della segretezza che lo circondò per i primi mesi della sua nuova esistenza, fu ribattezzato “Dr. Manhattan” riferendosi ovviamente all’omonimo progetto che aveva portato alla creazione della bomba atomica. Ma la condizione che più distingue Manhattan da qualunque essere umano è la sua percezione del tempo: dal momento dell’incidente infatti, Jonathan non vive più in un solo tempo presente come il resto dell’umanità, non ricorda il passato in frammenti rielaborati come tutti noi, né specula sul futuro: il tempo per Manhattan è diventato un eterno presente, dove ogni momento, passato, presente o futuro, è percepito da Manhattan come attuale e simultaneo.

Quando nel Natale del 1959, Janey, preoccupata, gli domanda se la amerà per sempre, Manhattan la conforta rassicurandola; mentre la stringe già vede, nel suo presente, lui che la lascia per stare con Laurie Jupiter. Manhattan sa già quello che accadrà, perché gli sta già accadendo, è come se con il suo corpo fosse in un solo luogo spaziale, ma coscientemente onnipresente a livello temporale, avendo l’impressione di essere già stato ovunque.

Nel 1960 il governo americano annuncia al mondo l’esistenza di Manhattan, e Wally Weaver nella stessa occasione proclama: “il superuomo esiste, ed è americano”. In un’altra occasione, affermerà di essersi sbagliato, e che avrebbe preferito dire “Dio esiste, ed è americano”. Ma in questa affermazione vanagloriosa, Manhattan non ci trova più niente di grande. La fama, la grandezza, per lui non contano più

«Tu indossi un vecchio abito a doppio petto per la sessione di shooting, e poi, tutti parlano del suo impatto sulla moda. Ma te lo immagini? Tu sei arrivato!»
«Davvero? Perché a volte ho l’impressione di essere sempre stato qui.»
Sono lì in questo momento, nel 1960, sto dicendo quelle parole, guardando quella trasmisisone in TV.

Manhattan, tuttavia, pur potendo “prevedere” il futuro non può impedire che accada, poiché, nella sua visione, come già detto, sta già succedendo. Per questo, pur avendo incontrato il presidente Kennedy nel 1961 non poté avvisarlo della sua morte, e per questo stesso motivo nel 1963 ruppe i rapporti con Janey Slater, incapace di trovare una connessione con la sua compagna, e già conscio del fatto che intreccerà  una relazione con la giovanissima Spettro di Seta 2, Laurie Jupiter.

Un dettaglio interessante del processo di deumanizzazione di Manhattan è visibile dal suo rapporto con il vestiario: poco dopo la sua trasformazione, rifiuta di indossare un costume o tatuarsi un atomo generico come simbolo di potere; sceglie invece di tatuarsi in fronte un atomo di idrogeno, un simbolo che rispetta in quanto elemento primordiale dell’universo, e decide di vestirsi solo di nero e solo nelle occasioni importanti; ma a mano a mano che il tempo passa, Manhattan abbandona questa inutile abitudine umana di vestirsi.

Infine, stanco dell’umanità e dei suoi complotti, Manhattan, nel 1985, fugge su Marte, dove finalmente può ricominciare, può essere lui creatore e non creato, ma è ancora dubbioso: e se tutto fosse predeterminato?

«Senza di me le cose sarebbero andate diversamente. Se il ciccione non avesse schiacciato l’orologio, se non l’avessi dimenticato nella camera dei test… quindi è mia la colpa? O del ciccione? O di mio padre che ha scelto per me la mia carriera? Chi fra noi è il responsabile? Chi è che fa il mondo?»

La storia di Manhattan è quella dell’uomo che va oltre i suoi limiti e dalla quale possiamo trarre una lezione importante: anche i nostri limiti ci rendono umani, andare oltre questi vuol dire smarrire questa qualità dell’umanità; questa storia ci ricorda anche che nessuno sfugge dall’intricata serie di miliardi di eventi, connessi fra loro in miliardi di modi, che possiamo definire “destino”. Anche gli dei dell’olimpo greco dovevano piegarsi davanti alla tyché, la forza mistica del fato imperscrutabile da uomini e da dei. Alla domanda chi fa il mondo, chi è responsabile, anche un dio fra gli uomini non giunge a una risposta definitiva; la conclusione di Manhattan è che il mondo, semplicemente, è:

«Forse non si fa il mondo, forse niente è creato, forse tutto semplicemente è, è stato, e sarà sempre lì. Un orologio senza creatore.»

Alla fine della storia, dopo la vittoria di Adrian Veidt, Manhattan decide di andare in un nuovo universo, dove tenterà di creare la vita, divenendo il dio di quell’universo, avendo forse trovato nella creazione stessa la risposta alla domanda “chi fa il mondo?”.

# Spettro di seta – la vita più rara di un quark permalink

Il personaggio di Lauriel Jane Jupiter, o più semplicemente Laurie,  non è decisamente quello della classica supereroina: non è lo stereotipo della “donna forte”, né della donzella in pericolo. È semplicemente una donna alla quale è stato imposto di seguire una professione che non voleva fare; la madre di Laurie, Sally, aveva utilizzato la sua notorietà come supereroina per avere più successo nel campo della moda, lavorando come pinup nei primi anni quaranta, e cambiando il suo cognome da Juspecyk a Jupiter per rendersi più appetibile al pubblico americano. Desiderava che sua figlia seguisse le sue orme, e pertanto Laurie fu costretta sin da piccola a seguire diete rigide e allenamenti duri.

La madre aveva sposato il suo manager, e Laurie aveva sempre sospettato che quell’uomo non fosse davvero suo padre. Tra i due genitori non correva buon sangue, e spesso litigavano, lasciando Laurie da sola.

A sedici anni divenne una supereroina a tutti gli effetti, e in occasione dell’incontro del ’66 con i Crime Busters, conobbe Manhattan. Nella stessa occasione incontrò anche Il Comico, il quale le domandò se lei fosse la figlia di Sally Jupiter dato che le somigliava molto, e dopo un rapido scambio di battute, mentre entrambi fumavano, Blake domandò a Laurie se sua madre parlasse molto di lui, immaginando, correttamente di no. Sally intravide sua figlia e Il Comico, e lei lo redarguì pesantemente, intimandogli di allontanarsi da lei:

«Ciao Sal. Da quanto tempo»
«Non abbastanza per me, Eddie. Lauriel Jane, ora spegni quella sigaretta e vieni immediatamente qui. Andiamo a casa. Quanto a te, non conosci davvero limiti, vero?»
«Cristo, stavamo solo parlando, uno non può semplicemente parlare con sua, ecco, con la figlia della sua vecchia amica? Cioè, che razza di persona pensi che io sia?»
«Io so chi sei, Edward Blake. So chi sei da 25 anni, non te lo dimenticare mai. Sali in macchina, Laurie.»

Il Comico tentò di recuperare, dicendo che pensava che avessero chiarito tutto in passato, ma Sally mise bene in chiaro che certe cose non si chiariscono mai del tutto e che non avrebbe permesso che a Lauriel capitasse la stessa cosa capitata a lei. All’epoca Lauriel non sapeva quello che Edward Blake aveva tentato di fare a sua madre, ma quando lo scoprì, con la pubblicazione del libro di Mason, andò su tutte le furie.

Durante una festa in onore del Comico, la stessa festa in cui verrà scattata la foto con il vicepresidente Ford, Laurie, ubriaca, affronterà Il comico chiedendogli spiegazioni del perché avesse tentato di violentare la madre. La risposta di Blake fu come al solito, secca e causticamente sincera: “è successo solo una volta.”.

Quando la sua carriera da supereroina finì, in seguito all’approvazione del decreto Keene, non le restò che restare al fianco di Jonathan Ostermann, con il quale aveva intanto intrecciato una relazione, una relazione che il governo incoraggiava, per tenere sempre soddisfatta la loro arma più letale.

Tuttavia il distacco di Manhattan dal resto dell’umanità, lento e inesorabile, portò Laurie nel 1985 a porre fine alla relazione, alla ricerca di qualcosa, e di qualcuno, di più normale. Nel vecchio amico Daniel Dreiberg lei trovò una persona aperta all’ascolto, sensibile, insicura, imperfetta, intelligente ma timida: l’umanità di Daniel aveva conquistato il cuore di Laurie, da tempo abituato all’asetticità di un dio come Jonathan.

Dalla partenza di Manhattan per marte, Laurie più volte nella storia, come quando ad esempio lei e Gufo Notturno 2 salvano delle persone da una palazzina in fiamme, invoca Jon, dicendo “se solo Jon fosse qui” come se si appellasse, pregando, all’orecchio di un Dio che non può più sentirla.

Quando Laurie e Manhattan parlano per l’ultima volta su Marte, il distacco fra i due è diventato evidente: Laurie cerca di trovare il significato alla propria vita, mentre il suo mondo sta per andare in fiamme, Manhattan è ormai completamente affascinato dal pianeta rosso, le cui vallate e i cui pendii vengono paragonati dal superuomo alle vette e gli abissi raggiunti dall’umanità, sminuendo quest’ultima: d’altronde cos’è una vita umana rispetto a una supernova, a un Gluino, o alla grandezza del monte Olimpo su Marte, largo 600 km e alto 27? Dal punto di vista di Manhattan la vita è banale, e data l’inutilità dell’esistenza umana, fatta di dolori e fatica senza fine, non prova dolore  per la fine imminente dell’umanità. D’altronde, se anche la vita sulla Terra dovesse finire, l’universo non lo noterebbe nemmeno.

La cosa peggiore per Laurie tuttavia è che Manhattan, pur potendo vedere nel futuro, per così dire, si ostina a seguire lo stesso copione predeterminato: all’inizio della conversazione, ad esempio, annuncia che cominceranno a parlare del destino del mondo dopo che Laurie l’avrà informato della sua relazione con Daniel.

Sembra impossibile fare breccia nel cuore di questo dio crudele, e Laurie non riesce neppure a raccapezzarsi, trovando un senso alla sua vita, al suo passato, e all’imminente catastrofe: nonostante la sua immersione nei ricordi, riportata nei paragrafi precedenti, in confronto al resto dell’universo la sua vita, il suo dolore, il suo sconforto sembrano non valere nulla.

Manhattan, davanti all’ostinazione di Laurie nel guardare al tempo e alla sua vita sempre nella stessa maniera, guardando il complesso gioiello del tempo “una faccia alla volta”, la invita a immergersi nei ricordi come se questi fossero ancora accadendo nel tempo presente: ricostruendo tutte le informazioni, dal primo ricordo di Laurie in cui il marito di sua madre la sgridò per aver rotto una palla di vetro da collezione, ai suoi ricordi di adolescenza, agli incontri con Il Comico e riflettendo su quanto aveva detto, Laurie giunse a una drammatica scoperta:

«Credo che tu stia evitando qualcosa»
«Non fare lo stupido, non c’è niente da evitare… Io non ho mai potuto evitare la verità, mai…»
“sua, ecco, con la figlia della sua vecchia amica? Cioè, che razza di persona pensi che io sia?”
“è successo solo una volta”
“che razza di persona pensi che io sia?”
“la figlia della sua vecchia amica”
“ma che razza di persona…”
“sua, ecco, con la figlia…”
«Ecco guarda, guarda qui, la mia vita, la vita di mia madre, non c’è proprio niente da evitare, non c’è niente che abbia senso.»
“che razza di persona pensi che io sia?”
“la figlia della sua vecchia amica?”
“sua, ecco, con la figlia…”
“è successo solo una volta”
“la figlia della sua vecchia amica”
«No…»

Laurie comprende così che proprio quell’uomo che tanto ha odiato, quello che aveva tentato di violentare sua madre, era proprio suo padre. In questo ennesimo crudele scherzo però, Manhattan ci vede un miracolo, un miracolo “termodinamico”: un evento talmente raro da essere praticamente impossibile, come la conversione spontanea dell’ossigeno in oro, o come la nascita di Lauriel dovuta all’incontro casuale e imprevedibile di sua madre con Il Comico, e se si moltipilicano tutti gli incontri fatti nel corso di queste due vite per il numero degli antenati di Lauriel si arriva proprio a lei, una forma di vita rarissima, unica fra miliardi di possibilità.

Da questa prospettiva Manhattan conclude che la vita non è nient’affatto banale, ma anzi è un miracolo, e ogni creatura vivente è “più rara di un quark”; ma data la diffusione della vita sulla Terra e la quotidianità di questo miracolo, tutti, persino Manhattan, tendono a dimenticarne il valore.

Quando Lauriel torna sulla terra e scopre il piano di Veidt insieme agli altri, ed è costretta ad accettarne l’esito, si apparta con Daniel avvertendo il bisogno di amore, sentendo il profumo dell’aria, il dolce sapore della vita:

«Certo. Laurie, ascolta, parlando di noi due… credi che a Jon importi?»
«Non ha importanza, dopo New York, niente ha importanza ecco cosa voglio dire. Dan… per favore, siediti, ti voglio.»
«Anche io ti voglio.»
«Intendo proprio che ti voglio ora, ne ho bisogno. Dan… tutte quelle persone morte. Non potranno più litigare, o mangiare cibo indiano o amarsi… quanto è bello essere vivi, quanto è bello!»

Anche Laurie, alla fine della storia, si libera dal peso della responsabilità, del trovare un senso alla vita; essere in vita è già il premio, il senso, il fine. Il resto non ha significato.

# Rorschach – Non voltarsi dall’altra parte permalink

Nella vita di Walter Joseph Kovalsk c’è un prima e un dopo aver visto il vero volto del mondo, e in buona parte della storia osserviamo Walter nei panni di un Rorschach che vive completamente immerso in questo “dopo”. Il mondo visto dagli occhi di Rorschach è un covo di peccatori, prostitute e vermi, che quando verrà spazzato via non troverà nessuno che possa salvarli.

Il suo essere implacabile ha radici ben profonde, ed è frutto di una amarissima constatazione dello stato del mondo e del male che gli esseri umani sono in grado di generare e infliggersi.

La storia di Walter e la sua trasformazione in Rorschach sono narrate nel fumetto attraverso il punto di vista dello psicologo Malcolm, quando il vigilante è stato rinchiuso nel penitenziario di massima sicurezza Sing Sing.

Walter Kovalsk, nei primi colloqui si dimostra collaborativo, fornendo risposte standard, sane, “corrette”; ma ben presto lo psicologo avverte la necessità di andare a fondo, avendo scavato nel passato di Walter; quest’ultimo infatti da bambino subiva maltrattamenti dalla madre, che lavorava come prostituta e che più volte gli aveva rinfacciato che sarebbe stato meglio se avesse abortito; da piccolo, all’età di dieci anni, aveva accecato con una sigaretta un ragazzo più grande, che l’aveva insultato per la professione svolta dalla madre. Gli assistenti sociali, in seguito a questo evento, indagarono sulla situazione familiare di Walter e decisero di trasferirlo in un istituto per minorenni problematici. Lì Walter si dimostrò un bambino silenzioso e tranquillo ma intelligente.

Lo psicologo domandò cosa avesse spinto quel ragazzino a diventare il vigilante violento che ora si trovava dinanzi a lui. Allora Walter decise di raccontargli tutta la sua storia.

Nel 1956, a sedici anni, cominciò a lavorare in una fabbrica tessile, dove maneggiava vestiti da donna; nonostante questo inconveniente il lavoro era “sopportabile”. Tutto questo cambiò nel 1962, con la consegna di un abito speciale:

«1962. Ordine speciale, vestito realizzato in un nuovo tessuto sperimentale creato dal Dr. Manhattan. Fluidi viscosi fra due strati di lattice, sensibili a pressione e calore. La cliente: una ragazza, nome italiano. Il vestito mai ritirato, dice che è brutto. Sbagliato. Per niente brutto. Bianco e nero. Si muove. Cambia. Non si mischia. Non è grigio. Molto, molto bello.»

Rorschach racconta che scoprì dai giornali che la ragazza, di nome Kitty Genovese5, non l’aveva mai ritirato poiché era stata assalita da un rapinatore e uccisa nell’atrio sotto casa sua, sotto lo sguardo esterrefatto di quaranta vicini: e nessuno aveva fatto niente. Walter decise così di creare con quel vestito una nuova “faccia”, una che riuscisse a guardare allo specchio, dopo quella notizia che lo aveva tanto scioccato. Lo psicologo suggerisce, ascoltata questa truce storia, che sia proprio lì il cuore della visione estremamente negativa che Walter ha del mondo: infatti, nonostante esistano tante brave persone, Walter si ostina a vedere solo il peggio dell’umanità. Ma Rorschach ribatte, dicendo che molte persone pensano di essere buone e di aiutare gli altri, ma in verità non è così: Malcolm, secondo Rorschach, ha scelto il suo caso per guadagnare fama e soprattutto fa tutte quelle domande non perché “vuoi sapere come farmi stare bene, ma perché vuoi sapere perché sto male”.

Nel corso delle altre sedute Walter rivela come, cominciando a fare il supereroe, all’inizio cercasse solo di catturare i criminali e non di giustiziarli, ma un caso in particolare lo trasformò completamente nel vigilante spietato che faceva tremare il mondo criminale, rinchiuso ora a Sing Sing. Rorschach spiega di aver cominciato a ragionare così in seguito a due eventi cruciali.

Quando, nel 1966, Il Comico si prese gioco del patetico piano di Capitan Metropoli e Ozymandias di sconfiggere il male con i Crime Busters, Rorschach capì quanto “ammirevole” fosse in realtà Il Comico; questi aveva capito la spietatezza dell’essere umano, la sua crudeltà, e invece che voltarsi dall’altra parte, Blake, aveva accettato tutto questo. Ogni supereroe, secondo Rorschach, fa i conti con questa oscurità prima o poi, e una volta che l’ha vista non può più voltarsi dall’altra parte e far finta di niente:

«Non importa chi gli ordini di voltarsi dall’altra parte. Non lo facciamo perché è permesso. Lo facciamo perché dobbiamo. Lo facciamo perché è nostro dovere.»

La proverbiale goccia che fece traboccare il vaso fu però un caso che trasformò per sempre Walter: una bambina, scambiata per la figlia di un ricco imprenditore, era stata rapita. Rorschach rintracciò il rapitore ma scoprì che questi aveva già ucciso la bambina, bruciandone i resti e dando le ossa in pasto ai suoi cani. A quel punto Rorschach, davanti all’ennesima dimostrazione della crudeltà del mondo, accettò il suo ruolo di giustiziere, senza compromessi, senza più mezze misure. Massacrò così i cani, e, catturato il rapitore, lo incatenò alla stufa nella quale aveva bruciato i resti della bambina. Versò in casa taniche e taniche di benzina, e dette fuoco all’appartamento, concedendo al rapitore un seghetto per tagliarsi il braccio, invitandolo a non perdere tempo con la catena. Con la morte del rapinatore, si concluse anche la vita di Walter, trasformatosi ormai in Rorschach.

«Ero in piedi investito dalla luce del fuoco, una torrida chiazza di sangue sul petto si espandeva come la mappa di un nuovo e violento continente. Mi sentivo purificato. Sentivo l’oscuro pianeta ruotare sotto i miei piedi e sapevo quello che sanno gatti quando la notte strillano come neonati. Guardai il cielo attraverso una coltre di fumo, pregna di grasso umano e Dio non era lì. La fredda, soffocante oscurità si estende all’infinito. E siamo soli… viviamo le nostre vite, non avendo nient’altro di meglio da fare. La ragione la troveremo dopo. Nati dall’oblio; generiamo una prole dannata quanto noi stessi; finiamo nell’oblio. Non c’è nient’altro.»

Quando Malcolm comprende finalmente questa storia, quando anche lui vede per la prima volta il male del mondo, non riesce più a voltarsi dall’altra parte. Nelle notti passate a casa a lavorare, ha ignorato sua moglie che diceva di darle le giuste attenzioni, che gli ricordava della bella vita che facevano, che gli suggeriva di guardare dall’altra parte e trattare questo caso come tutti gli altri. Ma Malcolm, come Rorschach non può più farlo.

"Sedetti sul letto. Guardai alla tavola di Rorschach. Mi sforzai di vederci un albero dalla fitta chioma, la sua ombra proiettata sul terreno sottostante, ma non ci riuscii. Sembrava più quel gatto morto che avevo visto una volta: larve grosse e lucide che si contorcono ciecamente, strisciando le une sulle altre, tentando freneticamente di sfuggire alla luce. Ma anche questo è evitare l'orrore: in fin dei conti in quest'immagine ci sono solo macchie nere senza significato. Questo è il vero orrore."

Il suo rapporto coniugale si incrina notevolmente, non essendo lui più lo stesso uomo ambizioso e spensierato che la moglie aveva conosciuto. Il 2 novembre 1985, Malcolm cerca di ricucire i rapporti con la moglie, ma mentre sono per strada vede due donne che litigano e che si stanno picchiando; nessuno sembra voler intervenire, quindi Malcolm cerca di separarle, ignorando i rimproveri della moglie, che gli ordina di farsi gli affari propri; ormai e troppo tardi: Malcolm non può più voltarsi dall’altra parte.

Ma proprio nel momento della sua redenzione, come un ennesimo scherzo crudele, Malcolm mupre, travolto dall’onda d’urto causata dall’esplosione del cervello di Robert Desaines.

La visione del mondo di Rorschach, per quanto oscura e cinica come quella del Comico, è molto più orientata all’azione che non alla passività. Il nichilismo esistenziale di Edward Blake è un esercizio sterile e fine a sé stesso, mentre quello di Rorschach è rigido è inflessibile, bianco o nero. Verità a tutti i costi, niente compromessi, anche di fronte alla catastrofe.

Ironia della sorte, non accettando il piano di Veidt e avendo inviato il diario alla testata “The New Frontiersman” Rorschach ha potenzialmente scatenato, ancora una volta, quell’apocalisse e quel male contro il quale aveva lottato tutta la vita.

Rorschach non è un personaggio privo di difetti: è violento, misogino, diffidente, cinico, ha visioni politiche molto estreme. Ma resta uno dei personaggi con i quali si tende di più a legare, proprio per questo suo approccio netto, preciso, divisivo che spesso vorremmo poter avere: bianco o nero.

# Gufo Notturno 2 – fra impotenza e vita permalink

Daniel Dreiberg non è uno sprovveduto: è un uomo sensibile e giusto, che però ha smesso di credere nell’importanza dell’impatto che ha sul mondo come uomo e come supereroe. Vive una vita monotona all’inizio della storia, una vita tutta orientata al passato; non a caso passa buona parte dei suoi sabato sera con il suo mentore, l’anziano Hollis Mason. Solo nel passato, nella sua vecchia vita da supereroe, Daniel trova conforto, il suo presente, invece, è scialbo e vuoto.

Dopo la visita di Rorschach, nella quale il suo ex collega gli rivela della morte del Comico e della sua teoria sul killer dei vigilanti, Daniel si sente ancora più impotente e sconfitto, ma non fa nulla per rimediare.

Daniel è un uomo ricco, capace, intelligente, eppure non agisce e passivamente attende che gli eventi lo travolgano; quando Lauriel Jupiter rientra nella sua vita, lui ne è contento e cerca in tutti i modi di tenerla vicina. Il suo è un interesse sì genuino, ma anche condizionato dal fatto che, in quel momento della sua vita, Laurie è l’unica cosa che abbia un significato. Proprio la relazione con Laurie, l’amore che prova per lei, lo risvegliano dal suo torpore, ma le sue paure lo bloccano ancora.

La prima volta in cui Daniel prova ad avere un rapporto con Laurie, non riesce ad avere un’erezione, troppo distratto dallo spettro della guerra incombente per concedersi un attimo di piacere; quella notte in sogno, l’apparizione di Laurie con il suo costume e l’atomica che li spazza via fa rendere conto Daniel che il tempo sta per scadere, l’orologio ticchetta, ed è stanco di sentirsi impotente davanti a qualcosa di più grande di lui.

Decide perciò di compiere un’ultima bravata, di mettere il costume e uscire di notte con Laurie, alla ricerca di qualcuno da salvare o da sconfiggere. Quando i due riescono a salvare delle persone da una palazzina in fiamme, lì Daniel si sente completo, riuscendo ad avere, infatti, un rapporto completo.

Il personaggio di Daniel resta comunque un’ottima allegoria della persona comune, che si sente spesso sopraffatta dai grandi eventi del mondo e che può ritrovare la grinta e la voglia di vivere proprio nelle “piccole” azioni quotidiane. Quel che Daniel e Laurie fanno la notte del 30.11 non è nulla in confronto al gigantesco e terrificante piano di Adrian Veidt, né potrà mai avere un impatto paragonabile a una qualunque azione prodigiosa di Manhattan. Ma in quell’agire entrambi si rafforzano, si legano l’uno all’altra, e riscoprono il senso della vita.

Daniel è anche il simbolo di una virilità alternativa: non è decisamente un uomo rude e violento come Il Comico, né introverso e diffidente nei confronti delle donne come Rorschach.

Un confronto interessante è quello con Adrian Veidt, il personaggio più simile a Daniel come background: entrambi sono molto colti, plurilaureati, inventori, abbienti, ma Adrian è su un altro livello, e questa differenza diventa molto evidente quando Gufo Notturno 2 giunge a Karnak e scopre che Veidt è in possesso di tecnologie che Gufo non riesce nemmeno a identificare. Anche la figura atletica, virile e popolare di Veidt è in netto contrasto con quella più riservata di Daniel.

Nella sua umanità, Daniel Dreiberg, Gufo Notturno 2, riesce ad avvicinare il lettore a questo mondo fatto di titani, eroi, supersoldati e vigilanti spietati, grazie proprio alla sua insicurezza e al senso di impotenza, sensazioni che, scavando a fondo dentro di noi, possiamo sempre ritrovare; anziché combatterle a spada tratta, non voltandoci mai dall’altra parte, forse dovremmo imparare ad accettarle, e a capire che forse anche i nostri limiti ci rendono umani, e che senza di essi perderemmo il contatto con la realtà, come è successo al Comico, al Dr. Manhattan, a Rorschach e, come vedremo, all’unico vincitore di questa storia, Adrian Veidt.

# Ozymandias – Recidere il nodo gordiano permalink

L’ultimo personaggio che si vuole approfondire è il “supercattivo” della storia, l’imprenditore, filantropo e atleta Ozymandias, alias Adrian Veidt.

Veidt nasce in una famiglia agiata, studia molto e si appassiona sin da giovane alla storia dell’antico Egitto, specie all’idea di morte intesa come viaggio. Allo stesso modo, ammira la figura del celebre condottiero macedone Alessandro Magno, noto per la sua fame di conquista. Adrian ereditò molti soldi dai genitori, ma decise di dare via tutto e cominciare il suo viaggio sulle orme del suo idolo: giunto però a Babilonia, dove Alessandro si spense a trentatré anni a causa di un’infezione, comprese che il grande conquistatore non aveva davvero unito il mondo sotto il suo comando né era riuscito a creare un sistema che gli sopravvivesse.

Da quel giorno Adrian Veidt decise cha anche lui avrebbe progettato un piano di conquista, ma non del mondo, ma del male che lo attanagliava.

Questo personaggio raccoglie in sé le caratteristiche di tutti gli altri supereroi, ma ne costituisce, allo stesso tempo, l’antitesi: l’accettare il mondo per come è, ma non abbandonarsi a esso; sentirsi inutili e impotenti, per poi reagire e agire nel mondo, trasformandolo; lottare con tutte le proprie forze senza compromessi, ma andando a combattere la malattia alla radice e non trattando i suoi sintomi.

Quando Il Comico, nel primo e ultimo incontro ufficiale dei Crime Busters, smantellò l’ingenua convinzione di Adrian che il mondo fosse marcio solo per via della criminalità, Ozymandias comprese il vero pericolo che incombeva sull’umanità e cominciò a prendere forma. D’altra parte, se l’umanità si fosse annientata, non solo non ci sarebbe stato più un futuro ma anche il passato sarebbe stato cancellato, cancellando millenni di storia.

Ma come eliminare il male alla radice? Come sciogliere questo nodo gordiano? Solo un essere umano dotato di un grande potere poteva piegare il mondo al suo volere. Così Ozymandias cominciò a studiare, a investire a creare e costruire progetti sempre più ambiziosi, mentre piantava i semi per il suo piano. Teneva in considerazione gli eventi più rilevanti che accadevano nel mondo, attraverso una tecnica molto particolare: osservare numerosi schermi che trasmettono programmi diversi simultaneamente per ottenere quante più informazioni possibili.

«Solo io e il mondo.»

Il piano di Ozymandias è tanto scellerato quanto geniale: far credere al mondo di essere sotto attacco alieno, per unirlo contro un unico nemico diverso dall’essere umano; Adrian sa bene che non potrà unire l’umanità con la ragione o l’amore, e che la guerra è inevitabile: ma muovere guerra a un nemico potentissimo ma in verità inesistente è l’unico modo per salvare l’umanità da sé stessa, costringendola a una pace d’interesse.

Il lettore non saprà mai se e quanto reggerà lo scherzo di Veidt, se il diario di Rorschach verrà mai pubblicato; ma un indizio che può farci indovinare l’esito di questa storia, può darcelo proprio il nome che Adrian Veidt ha scelto per il suo alter ego; nello stesso fumetto infatti, alla fine del penultimo numero, viene riportata una citazione tratta dalla poesia “Ozymandias” di Percy Bisshe Shelley:

My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!

Il mio nome è Ozymandias, re dei re:
Guardate, o potenti, alle mie opere e disperate!

Nel contesto della poesia, questo passaggio dal tono magniloquente viene riportato su una targa ai piedi di una statua in rovina, coperta dalla sabbia del deserto circostante. Ironia della sorte, di un re così potente che promette grandezza eterna, è rimasta una testimonianza miserrima, forse la stessa che il mondo potrà avere in futuro del brillante, cinico, visionario e spietato Adrian Veidt.

Adrian, nell’ultimo colloquio con Manhattan, afferma di essere cosciente del fatto che sarà condannato a sopportare per sempre il peso e il rimorso delle sue azioni, e confessa, quasi sottovoce, di sognare di trovarsi in mare, e di nuotare angosciosamente verso un vascello  nero che minacciosamente si sta avvicinando alla costa.

Alla storia di Adrian Veidt infatti è connessa quella narrata nel fumetto “I racconti del Vascello Nero” inserito all’interno di Watchmen; non esploreremo qui anche questa fantastica opera nell’opera e la lasciamo come chicca per quanti, letta questa lunga analisi, saranno curiosi di leggere il fumetto di Moore e Gibbons.

# Conclusioni - Chi fa il mondo? permalink

Watchmen è un fumetto ancora molto attuale, dato che il clima che, a parere del curatore, si è creato nel mondo: tensioni internazionali, conflitti irrisolti, sfide climatiche che appaiono ormai insormontabili, rabbia crescente nella popolazione mondiale e un onnipresente senso di impotenza che si radica soprattutto nelle generazioni più giovani.

Watchmen non suggerisce soluzioni definitive, ma utili spunti per comprendere la realtà, la sua complessità, affrontare la vita con maggiore consapevolezza, e scegliere un giusto per modo affrontarne i problemi. I quesiti posti da quest’opera sono giganteschi, ardui da afferrare e ancor più arduo è rispondere a questi interrogativi.

Forse la soluzione non è pensare, ma agire. Forse è amare, forse è ricominciare da capo, o forse conviene semplicemente stare al gioco. In tutti questi casi, il tempo passa, l’orologio ticchetta. Mancano cinque minuti alla mezzanotte.


  1. “Sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili (per es., la situazione europea se Napoleone avesse vinto a Waterloo).” (Treccani Online) ↩︎

  2. Per approfondire. ↩︎

  3. Alan Moore Discusses Watchmen - From Alan Moore Documentary. (Youtube) ↩︎

  4. Prisoners of Gravity: Watchmen (Alan Moore and Dave Gibbons). (Youtube) ↩︎

  5. La vicenda raccontata nel fumetto è una storia realmente accaduta: il 13 marzo 1964 nel quartiere Kew Gardens, nel Queens, una donna, Kitty Genovese, venne uccisa da un assalitore nell’atrio del suo palazzo; nonostante i vicini di casa avessero assistito alla scena, nessuno fra questi era intervenuto, vittime del cosiddetto “effetto spettatore” altresì noto come “sindrome Genovese”. Questo fatto di cronaca nera fu uno dei fattori che contribuì alla creazione nel 1968 del 911, numero unico per le emergenze negli USA. ↩︎

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