Il concerto di Colonia
Il concerto di Colonia
Una nota.
Una nota sola.
Guizza dal buio senza contorni,
dal freddo di gomitoli di ferraglie.
Esplode,
inconsulta come il pianto e le stelle,
già da sempre nostra,
come il pianto
e le stelle.
È un momento di salvezza,
una capriola
nella solitudine.
Un ruggito
in punta di piedi,
gambe che evolvono
nella danza:
ineffabile simmetria.
E poi luce, tenebre,
il folle viaggio di ogni uomo
dalle foglie di rugiada
alla culla oscura
dove il tronco si nasconde.
Precipitare
dalle grida di luce
immobili
della notte
al silenzio in mezzo a loro.
E poi
una rincorsa, un fremito, un sospiro,
la pace
sopra ogni comprensione,
laddove possiamo
molto più che comprendere:
possiamo ardere
in fuoco sacro.
Si spegne senza perché l’ostinato cuore,
senza salvezza o consolazione.
Ma la sua rincorsa è stata
la prova dell’impossibile,
e nelle sere d’agosto,
gigante di cicale
ed urlo pallido,
sempre lo puoi sentire che sgomita,
sogna,
e ancora
respira.
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