Décadent (?)

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Décadent (?)

— Lettura lampo

Genere: Poesia
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Potrei col mio dolore
Bruciare seduta stante
La Via Lattea
E ogni suo consolatorio
Guerriero di argilla.

Che si consumino!
Con livore

Se Dio fosse fra questi
Come per gioco
Subaffittuario della carne
Saprebbe che
Da queste parti
Sarebbe rischioso
Farsi i tacchi.

Ma poi
Dovrebbe saperlo
Almeno dal 1876.
Come se ogni epoca
Non lo avesse secolarizzato
Trasecolato affannato
Il povero vecchietto
Su dai, lascia a me
La creazione

Abbastanza è la confusione
Che la mia casa è piena
Di lucciole che illuminano
A giorno il pomeriggio delle 15.

Sono talmente concentrato
Sulla mia profondità che
Potrei essere sbucato
Accidentalmente
Per le vie dell’altro
Continente.
Per questo chiedo scusa,
E mi limito a un cenno
Di vitale rassegnazione.
Ma
Non più di quanto
La vita a volte dovrebbe
Cospargersi di cenere
E confermare le mie ragioni
E mi inchino di nuovo
Come se servisse
A me

Anima viva o presunta
Si permetta mai
L’imposizione di brevità
L’immediato frivolo.
Ci sono giganti
Che prevedono qui
Velleità di stile
Quasi se la forma
Fosse al di là
Dei superbi contenuti

Quand’ecco che
Una voce
Che io ritengo
Mia amica
Sbalordisce noiosamente
Di quanto vede.
Permeazione?
Distruzione?
Non sono forse
Facce di una stessa
Trilatera medaglia

Un’altra ancora
In altri tempi,
Smunta smorta
S’invola spensieratamente
Da una chioma logorroica
A proposito di rotacismi
Di sillabe che giochino
Sulla tastiera delle idee
Sempre musicate

A come e quando
Sarebbe stato probabile
Che si provasse tranquillamente
A prendere piacere?
S’intenda ciò che si vuole
Quando lo si vuole
Lo si ottenga
Qui l’intenso sentire
E il cupo sorridere
Sono a tutti
Dati

Per un divertimento quasi masochista
Mi sarei sbizzarrito
Nei tuoi ondeggiamenti dello spirito.
Ma si dai!
Una frustata in meno
O una in più
Farebbe sentire più dolce
Il sapore del miele rosso
Splendente sulle pieghe
Delle tue parole
Parte per il tutto delle labbra

E a ciò sempre
Si scade e ci si aggrappa
Il gioco dei ventricoli
Che a ingannare
Si trovano adagio
Ma d’altronde
Nelle tempeste
Servirà pure un ombrello
Bucherellato si
Ma pur sempre un illusione

Che spasso e che tedio
L’incontro così tumultuoso
Di due spiriti.
Caro Federico
Come si diventa
Ciò che si è?

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