Memorie dal mattatoio

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Memorie dal mattatoio

— Lettura lampo

Genere: Racconti
Immagine in evidenza: Francesco Pistilli, Malacarne

Faccio sempre lo stesso incubo, da settimane, ma al mattino il ricordo svanisce. Mi sveglio solo con un vago senso di colpa. Meglio non avere certi pensieri.
Quando ho il capo da abbattere, chiuso nella gabbia, devo essere rapido per non sbagliare il colpo alla testa. So che è crudele, ma non sono un uomo malvagio. Non come quel tale Arben che lavora con me. Lui sì che prova un certo piacerino segreto. Neanche troppo segreto. Giuro di aver visto un ghigno malevolo quando afferra i capi e li stordisce. Io, invece, sono professionale e indifferente.
Professionale.
Indifferente.
Questo è l’unico lavoro che so fare: uccidere. No, non sono un criminale. Forse è meglio dire stordire. Abbattere. Come se gli animali fossero alberi. Ma gli alberi non si dimenano. Non gemono.
So di essere un vigliacco, circondato da esseri abietti. Se avessi il coraggio, li affronterei uno ad uno quando spingono i capi con i forconi e li tirano per la coda per costringerli nella gabbia. Gli direi di smetterla di fischiettare mentre li dissanguano. Ma rimango in silenzio e li vedo compiacersi per quelle morti.
Già sento le risatine di scherno alle mie spalle se osassi ribellarmi; se esitassi, con la pistola a percussione in mano puntata in mezzo agli occhi della bestia, sarei finito: mi appenderebbero a un gancio, mi lascerebbero morire dissanguato. Meglio rimanere indifferenti: se nulla al mondo mi interessa, allora non c’è colpa.
La carne mi piace e non me ne vergogno. Preferisco uccidere io quelle povere bestie (ecco, povere, da dove mi è uscito?). In realtà sto solo mentendo, perché ammetto di provare piacere, se non nell’uccidere, almeno, come tutti, nel mangiar carne: i negozi sono pieni di bistecche, costine e fettine di vitello. Di carne, cascame, carcasse, carogne, cadaveri.
Questi pensieri da dove vengono? Da settimane entrano da soli, si infilano, si insinuano in posti che non conosco. Stanno sabotando il mio lavoro: macellare.
Adoro il barbecue: il grasso che cola e la crosticina affumicata delle bistecche: che piacere quel sapore, e poi sangue che cola nel piatto. Sangue che cola sulle mattonelle del mattatoio da lavare via. Che orrore. Ancora queste idee intrusive, sovversive, che fanno capolino nella mia testa.
Ma sono meschino e vigliacco: continuerò a lavorare senza avere il coraggio di dire basta. Se fossi coerente cambierei lavoro. Ma per mio piacere (la mia pancia rotonda lo dimostra) mangio quella carne.
Con la coda fra le gambe torno al lavoro. Almeno io prima di stordire il bestiame gli copro gli occhi con la mano. Appesi al gancio li vedo dimenarsi. Sono riflessi involontari. Mi consolo così, o almeno ci provo. Sono spregevole.
Questa notte tornerò a sognare quel pandemonio di anime che mi circondano mentre, appeso a un gancio, muoio dissanguato. Ma al mattino non ricorderò nulla.

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