Colazione
Colazione
Non ricordo chi ha scelto
il giardino per l’alba di oggi.
A chi appartiene, scialbo sole
spremuto in lunghi vetri viola.
Non posso chiedermelo, non ho
memoria, idea, passato fiacco:
non ho
che questo tavolo imbandito.
Eccoti! Se sussulto, forse
ti avevo persa altrove, non qui.
Mi siedo, o ero già seduto dove puoi
vedermi e far cadere il vento su di me
che ti alza la gonna bianca, di merletti
centrini, di tovaglie, stesa sul legno.
Pranzai sul tuo ventre, ti eri fatta tessuto,
ricordi?
Tocco la peluria pescosa, sorridi,
mi ingabbi, mi ritagli se apro la polpa,
eclissi sangue: prometto
Di piantarlo quando sarà ora.
Al morso di un trifoglio
cammini sul prato, verso casa,
una casa che non pensavo avessi,
ti colori i piedi di iperico.
Bevo il sole, una coppa di champagne,
ofridi fra i capelli tuoi, nel prato
le confondo con le vespe, con le api,
con lo spazio impossibile.
L’alba cresce,
bevo i tuoi capelli, ramifico come l’ottone,
divoro i calcinacci dei tuoi muri rampicanti.
Mi confondo
dove le cose urlano lo stesso nome.
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