Solo donne ormai...
Solo donne ormai...
Su questo testo
Il testo originale è contenuto nella raccolta Wenn wir alle gut wären, Colonia: Kiepenheuer& Witsch, 2018 (eBook).
Supponiamo che le cose continuino così, che il desiderio degli uomini di sterminarsi a vicenda non venga soppresso né da esperienze sgradevoli né dai piaceri un po‘ discutibili del dopoguerra, supponiamolo… Provo ad immaginarmelo: sorvolo alcuni secoli e mi proietto in un altro millennio.
Il paesaggio è pianeggiante e inanimato, qua e là scarsamente innevato. Vedo un magro alberello coperto da foglioline scure, numerose buche nel terreno circondate da filo spinato arrugginito, una capra grigio-bruna dallo sguardo scontroso fisso davanti a sé e un cielo pallido sospeso al di sopra di tutto.
Da una delle buche esce una donna, gattonando. Non sembra diversa dalle donne della mia epoca, se non fosse per il suo abbigliamento un po’ insolito. Vestita in rafia e pellicce, dà l’impressione di essere una donna spartana più che civettuola. Il suo sguardo esprime la gentilezza severa e professionale di un’infermiera, che con solarità tagliente lancia al paziente appena operato un “Dai, che oggi stiamo meglio!”
La donna accetta il mio saluto e la mia spiegazione con mitigata diffidenza e mi invita nella sua buca. Con una sorta di gabbia d’estrazione scendiamo al diciassettesimo piano, e arriviamo alla cavità in cui vive lei. Qui è freddo, è tutto pulito e asettico. Con un utensile simile ad un’aspirapolvere scongela il fornello ghiacciato e mi lascia succhiare un ghiacciolo blu alle vitamine. Sono contenta, mi piace tutto qui. Vengo dalla metà del ventesimo secolo, dagli anni delle catastrofi cronicamente in agguato; qualsiasi cambiamento è ben accetto.
La sera vengo invitata nella Grande Grotta della Presidentessa, una donna graziosa e paffuta, dallo sguardo profondo e dai riccioli neri. Fuma tabacco coltivato in casa, che ha l’odore speziato e appetitoso di platessa affumicata, e beve qualcosa di fermentato. Le offro una delle sigarette razionate e mi sembra di iniziare a starle simpatica.
Attorno a noi sciama una massa confusa di donne. Ho l’impressione che manchi qualcosa. Dopo il terzo sbadiglio capisco cosa manca: dove sono gli uomini! Lo chiedo, e subito i volti attorno a me si fanno freddi e sospettosi. Sopporto con malinconica rassegnazione: mi è già capitato, nella mia epoca, di risultare inadeguata agli occhi di donne seriose mentre pensavo di comportarmi in maniera gentile e corretta.
È bastato offrire altre sigarette alla Presidentessa e bere insieme un bel po’ di fermentato, perché lei si ammorbidisse di nuovo. Il fermentato è una bevanda dolce e inebriante, e ha il sapore di… sì, forse il liquore alle erbe potrebbe avere lo stesso sapore. Dopo averne bevuto un bel po’, ci si sente come una bomba a orologeria pronta a esplodere.
Beh, però ho bevuto cose peggiori nella mia epoca.
Quindi, mi hanno detto che non ci sono più uomini. Dieci anni fa si è combattuta l’ultima guerra, in onore della quale si sono sterminati a vicenda, fino all’ultimo, coinvolgendo anche i bambini di sesso maschile. Questa volta è stato fatto un bel lavoro. In confronto, tutto ciò che è stato fatto precedentemente era dilettantistico.
Le donne senza gli uomini non le definirei né più tristi né più allegre delle donne della mia epoca. Danno l’impressione di essere più calme e riservate; forse è l’effetto collaterale della guerra di sterminio totale.
Il patriottismo sembra essersi estinto. Non si vedono sventolare bandiere da nessuna parte, nemmeno una straniera. Nessuna donna parla con fervore e commozione della sua buca come della sua patria, per la quale morirebbe, e non potrebbe esistere morte più bella, dell’amore eterno per la terra argillosa e grigia ai margini della sua buca, da cui non si separerà mai. Non vengono nemmeno intonate canzoni patriottiche. Si vive qui perché anche le altre restano qui e perché altrove si dovrebbero scavare nuove buche nel terreno, il che è quasi impossibile a causa del freddo.
Una parte delle donne lavora, è nella loro indole. Il genere di donna risoluta e in gamba è molto diffuso. Ha sempre avuto qualcosa di intimidatorio per me. Fortunatamente la Presidentessa ha un po’ di malizia, per cui talvolta le Risolute esitano a sviluppare a pieno la propria personalità.
Ci sono poi donne che rendono sempre tutto grazioso e ordinato, solo per sé stesse, anche senza avere un uomo o qualcun altro vicino. Hanno l’affascinante talento di trasformare qualcosa in niente: con un tappetino lacerato preparano una gustosa crema spalmabile, e con un vecchio bracciolo realizzano una deliziosa decorazione per la stanza.
Poi ci sono le eterne nostalgiche, quelle che non riescono a liberarsi dal passato. Un tempo avevano un marito che ha lasciato loro un piacevole ricordo, e ora vagano per la loro tana sognando di lui. Anche loro sembrano stare abbastanza bene, conducendo un’esistenza pacifica e priva di conflitti.
Rabbrividisco nell’immaginare che queste donne possano d’un tratto ascoltare un paio di trasmissioni radiofoniche del mio tempo. Risulterebbero così terribilmente indelicate e brutali! Che provocazione! Ipotizziamo che queste donne senza uomini possano sentire come si parla della sacralità del matrimonio, la più nobile nonché unica vera gioia della donna, della maternità come sua unica possibilità di realizzazione personale, della tragica eccedenza del genere femminile dei nostri giorni, e così via. E mentre da noi abbondano uomini di ogni sfumatura, queste donne non hanno niente e nessuno e, per come la vedono i miei contemporanei, la tragica presa di coscienza dell’insensatezza della loro amorale esistenza sarebbe talmente intensa da condurle a compiere un suicidio di massa.
Molte donne sono oziose e hanno un’aria dolcemente assonnata. Anche se disprezzate dalle Risolute, vengono lasciate indisturbate. Evidentemente si godono il fatto di non dover aspettare continuamente un uomo che vuole mangiare, per poi vederlo innamorarsi di altre ragazze una volta rifocillato.
Sonnecchiano dolcemente e fanno dipendere le comodità della loro esistenza dalla loro immaginazione. Un uomo che ormai vive solo nel ricordo non può causare loro particolare fastidio.
Ci sono poi alcune tane malinconiche e romantiche appartenenti a donne e ragazze spensierate e dissolute per natura. Portano graziose gonnelline cucite da loro e pezzetti di stoffa colorata tra i capelli. Mostrano un sorriso sfacciato e occhi languidi , ma tutta la loro scorta di dissolutezza, rimanendo inutilizzata, ammuffisce e diventa rancida.
Fioriscono spettralmente nel vuoto, e le loro rispettabili consorelle non riescono nemmeno a fondare un’associazione per la lotta alla prostituzione e il recupero della moralità.
Le Dissolute non solo non vengono infastidite, ma vengono addirittura tutelate, poiché senza di loro le virtù delle Virtuose apparirebbero scialbe e insignificanti. Cosa sarebbe il bianco splendente senza uno sfondo scuro? Chi riuscirebbe a godere davvero della propria superiorità morale, se non esistesse immoralità nei dintorni? Naturalmente le Virtuose cercano di migliorare le Dissolute, fa parte del loro benessere personale; tuttavia, per istinto di conservazione si limitano ad accontentarsi di un successo parziale.
Partecipo ad alcuni eventi sociali. Si fa un po’ di teatro, si canta e si recitano poesie, scritte interamente dalle donne stesse, senza uomini. La nuova tendenza artistica mi sembra ancora un po’ loffia e stentata, ma non so come si potrebbe fare di meglio, visto che mancano tutti i problemi rilevanti: gli uomini, il pattriottismo, l’eroismo, la lotta tra sessi, l’amore, la lussuria, l’omicidio, il crimine, la passione, la gioventù degenerata, la rivolta sociale. Questa comunità femminile non è nemmeno un matriarcato, altrimenti ne farebbero parte almeno un paio di uomini che non hanno voce in capitolo.
Un giorno arrivo a una buca, dalla quale all’improvviso fuoriescono all’incirca trenta bambine, a cui seguono un paio di donne con in braccio neonati dal pianto stridulo. Ma come…? Prima ancora che io potessi terminare il pensiero vengo circondata da una squadra di venti poliziotte che mi portano via. Gli arresti non mi spaventano, vengo dalla Germania del ventesimo secolo. Ma da dove vengono quelle bambine? Secondo la mia esperienza… ma d’altronde quale esperienza? Magari qui i bambini vengono prodotti artificialmente da alcune donne che lavorano diligentemente in laboratori sotterranei.
Grazie alla Presidentessa vengo rilasciata la sera stessa. Ci sediamo una accanto all’altra e le offro altre sigarette. Presto non ne avrò più. Intendo interrompere il mio soggiorno qui quando avrò fumato l’ultimo mozzicone.
La Presidentessa sta per essere congedata, e si trova in quella fase di transizione durante la quale un dignitario di indole debole diventa loquace. Ed è così che questa sera vengo a conoscenza del grande segreto.
Esiste ancora un uomo. Uno soltanto. Si trema all’idea che qualche potere straniero possa rapirlo. Ecco spiegata la diffidenza. Posso capirlo.
L’uomo vive in una caverna di lusso nascosta. Centinaia di agenti di polizia lo sorvegliano costantemente. Queste agenti sono a loro volta controllate da una squadra di polizia segreta selezionata. Nonostante ciò, si verificano continuamente tentativi di rapimento e continuamente accade che le agenti si lascino corrompere.
Centinaia di donne selezionano e preparano pasti rinvigorenti per l’uomo. Un esercito di infermiere e dottoresse è costantemente a sua disposizione. Una troupe di intrattenimento è stata formata appositamente per lui.
L’intero lavoro di questo stato femminile è dedicato quasi esclusivamente a questo unico uomo. I crimini che vengono commessi vengono commessi a causa sua. Le sanzioni che vengono imposte vengono imposte a causa sua. Le prigioni esistono solo per causa sua. Tutte le assemblee che hanno luogo hanno luogo per causa sua.
L’uomo è proprietà della comunità. Ogni mese si tiene un sorteggio, al quale possono partecipare tutte le donne tra i venti e i cinquant’anni — molte sono contrarie al fatto che le cinquantenni partecipino ancora, ma queste si sono imposte grazie alla loro maggioranza. Alla vincitrice viene concesso l’uomo per otto giorni. Chi l’ha vinto una volta non può più partecipare alle estrazioni successive.
Ogni giorno sorgono nuovi problemi, che vengono risolti— oppure no — in riunioni quotidiane. Da poco l’uomo ha presentato una petizione: Vorrebbe essere sorteggiato al massimo ogni tre mesi. Ancora non si è pronti ad accogliere questa richiesta, ma gli verrà concesso qualcosa.
Mi viene detto che ci sono donne troppo pigre per partecipare al sorteggio, e che invece molte delle Dissolute sono troppo corrotte per desiderare, anche se per un breve periodo, di avere un uomo e un figlio in modo onesto e ordinato. Si astengono per immoralità. Altre invece si astengono volontariamente per questioni morali. Si tratta di membri di una sorta di setta adoratrice del sole, che nelle preghiere al sole trovano la forza di rinunciare a tutto ciò che è carnale. Voglio dire, non c’era bisogno di pregare così tanto, e per un solo uomo! Nella mia epoca non smetteremmo mai di pregare. Le donne risolute sono le più determinate a vincere la lotteria; si dice che in varie occasioni abbiano tentato di imbrogliare anche nei modi più raffinati.
L’uomo non può mai scegliere da solo? La Presidentessa mi guarda con educata pietà. La sua formazione storica le basta per sapere che in nessuna epoca un uomo ha mai scelto, ma piuttosto è sempre stato scelto. Devo darle ragione; con la riserva che agli uomini del mio tempo si conceda ancora l’illusione di essere coloro che scelgono, anziché quelli scelti.
Perché l’uomo è l’unico a essere rimasto? Indossava i vestiti di sua nonna, il che probabilmente ha neutralizzato la forza del raggio mortale destinato solo agli uomini. Già prima dell’ultima guerra erano rimasti pochi uomini. Quei pochi hanno lavorato a un’invenzione altamente qualificata, un raggio mortale per gli uomini, con il quale, un bel giorno, hanno finito di sterminarsi.
Io racconto cosa succede nella metà del ventesimo secolo. Nessuna vuole credermi.
Lasciamo forse gli uomini andare in giro liberamente? Non si è mai perso nessuno? Racconto che da noi si possono vedere orde di adorabili uomini liberi e non protetti in tutti gli uffici e in ogni tram; uomini che passeggiano per le strade senza scorta e racconto che non sono mai venuta a conoscenza di casi di aggressione da parte di donne. I nostri giornali non hanno nemmeno mai riportato notizie di uomini rapiti da donne. Le donne sono esterrefatte. Pensano che volessi vantarmi spudoratamente con i nostri alti standard morali. Non può esistere così tanta onestà. Loro confessano di aver sentito che molto molto lontano, in un’altra comunità di donne, esiste un altro uomo, e di aver inviato una spedizione con l’intenzione di rapirlo. Tuttavia, le partecipanti alla spedizione non sono ancora tornate, per cui non si sa se la voce sia fondata o no.
Ho la sensazione che nella mia epoca la ricchezza sia quasi opprimente. Racconto che da noi ci sono donne che rivendicano un uomo per intero, ben conservato, tutto per loro.
Le donne rimangono senza parole di fronte a tanto orrore. Il successo del mio racconto sensazionalistico mi dà alla testa. Mi vanto dicendo la verità — nella mia epoca non ne ho l’occasione. Riferisco che da noi in molti Paesi gli uomini vengono giustiziati. Le donne lanciano un grido d’indignazione. «Oh! Non sarebbe meglio darli a noi!» Se dipendesse da me e se fosse possibile lo farei molto volentieri. Mi domando se non si possa organizzare una colletta, alla maniera della vecchia, e mezza dimenticata, raccolta di tessuti. Si dovrebbe solo dare un’occhiata più attenta in ogni casa: da qualche parte c’è sicuramente un uomo trascurato al quale nessuno dà più valore. Vero è che anche noi scarseggiamo, ma abbiamo ancora qualcosa da poter cedere.
Quindi da noi quante donne si occupano della custodia e dell’assistenza di un singolo uomo? Non riescono proprio ad immaginarsi come facciamo a gestire un simile compito. In questo stato di donne, queste riescono a malapena a provvedere a tutto il lavoro che gira intorno all’unico uomo. E il fatto che da noi, qua e là, esistono addirittura uomini che lavorano per le donne, viene reputato disgustoso e contro natura.
Prima della mia partenza mi viene data l’autorizzazione per intervistare l’uomo.
Per questi otto giorni l’uomo è proprietà di una robusta quarantenne. Avendo frequentato un corso di formazione di tre anni, la donna dovrebbe sapere come si tratta un uomo; tuttavia, sembra avere ansia da prestazione. La migliore teoria non sostituisce la pratica. La donna, appollaiata su una pelliccia di bue in un angolo della stanza, dà l’impressione di essere molto nervosa. È costantemente sorvegliata da agenti di polizia in borghese, le quali si assicurano che non venga fatto del male all’uomo. Mi sembra che l’amore ai tempi de “Le mille e una notte” fosse leggermente più coinvolgente. In un altro anfratto l’uomo giace su un mucchio di cuscini in modo non particolarmente aggraziato i. È basso e corpulento, ha una pancia prominente e una calvizie incorniciata da qualche capello rosso-grigio. Non proprio un fiore all’occhiello del suo genere. Sembra essere sulla cinquantina o sessantina e ha l’aria ammuffita e contrariata. Gli racconto della mia epoca e lui inizia piano piano a sciogliersi e mostrare interesse.
Davvero da noi ci sono altri uomini? Allora si possono fondare partiti e fare guerre!
Ma è visibilmente inorridito al pensiero di un Paese in cui gli uomini devono andare in giro liberi e indifesi. Se lo immagina, rabbrividendo. Allora gli racconto delle nostre carceri, nelle quali gli uomini vengono rinchiusi per anni, senza essergli mai, mai concesso di vedere una donna. Si fa sognante e la sua espressione trasmette addirittura una nostalgia logorante per i penitenziari tedeschi. Mentre parliamo della guerra sembra prendere vita e quasi ringiovanire. Sta lavorando a un’invenzione, grazie alla quale lancerebbe la Terra sul Sole, distruggendola definitivamente.
Gli domando se le donne non ostacolino l’attuazione del suo pericoloso progetto di guerra. «Le donne amano gli eroi», risponde l’uomo; nel dirlo, c’era qualcosa che lo rallegrava.
Quindi, ora sono tornata alla metà del ventesimo secolo. Mi godo temporaneamente il fascino delle nostre rovine in contrapposizione con le buche eterne, e mi godo anche la vista dei tanti, molti, adorabili uomini che liberi e indifesi si accalcano nel tram con tutto il loro charme.
Un paio potremmo anche darli via, in effetti.
Ti potrebbe interessare anche: permalink