Santa Signora Madre Differenza
Santa Signora Madre Differenza
Dai semi le pesche, dai semi le ciliegie, dai semi i fiori e il pane e pure i morti.
I semi sono duri, non ci pensa mai nessuno che i semi sono così duri che in alcune guerre anziché sottoterra finirono nelle canne dei fucili sparati proiettili.
Lei immagina i toraci squarciati dalla volgarità umana, corpi di giovani resi corpi-cadaveri da un seme sparato e vede adesso fiorire germogli di narcisi tra le costole bianche grigiastre essiccate al sole, tra i denti di teschio api sdraiate, dai buchi di bacino edere selvagge.
Lei si commuove ponendo il naso al narciso, piange la sua annerita innocenza, riempie gli organi tutti di piombo nero, allevia la sua umanità pensando al giovane uomo che sorgeva da questo scheletro. Ha l’impressione di imparare qualche cosa dal germoglio fiorito e respira più forte, sale un desiderio di guerra e di squarcio, lei come il seme esploso nei tessuti del giovane. Dal narciso ha tutta l’intenzione di rubare un’idea. Un’anguilla il segreto di vita tra i petali e lei fa la parte maldestra della mano.
È brutale il fiore, pensa lei. Si erge regina, si fa strada, si è fatto carne da carne morta ammazzata senza nome e senza sepoltura. Il figlio-angelo di uno stupro ad ampio raggio da fucili a fucili.
Succede poi - l’idea. Lei a sé stessa giura, adesso non può tornare indietro, adesso scopre che somiglia più al narciso tra le costole che al morto ammazzato. La vista ora è pulita dalla moralità, la pancia gonfia si svuota dal piombo, lei non più colpevole per alleviare l’umanità tutta. Lei come il narciso - Lei si è fatta spezzare la nuca dai Sì al padrone, ha sanguinato di nascosto, si è fatta crescere mille braccia per nascondere i seni, ha detto Sì quando le hanno raccontato che peccare è lei che tenta, si è messa mani negli occhi e li ha allargati per imparare a riconoscere i predatori, si è tuffata nella canna del fucile come il seme: se è quel che serve, io, per voi tutti, per noi tutti, esplodo.
Stringe le costole essiccate, le spezza per spingere il naso, lo incastra nel narciso, e pensa che se di questo morto non si guardasse il morto ma il fiore, forse di morti non ce ne sarebbero altri. La resistenza è mobile e molecolare - il sussurro del narciso giunge distinto al suo orecchio - Io sto con me stesso e cambio il profilo al comando del vento, questo di me ti commuove, quello che ti arma e che non riesce a strapparmi via. Io accolgo tutte le bocche, la mia pelle va all’amore continuo delle specie. Lei si sente le orecchie grandi, coglie la forza resistente dell’Accoglienza.
Santa Signora Madre Differenza, recita lei dischiudendosi.
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