Madri morte madri vive
Madri morte madri vive
Madri morte, madri vive è un poema sul legame con l’eredità della figura materna, sulla memoria corporea e sulle impronte dell’esistenza femminile nella storia. L’opera si inserisce nel progetto bilingue e corale Mrtve matere žive majke / Umbilical Cord, scritto a quattro mani dalla poetessa slovena Nina Kodrič e da Snježana Vračar Mihelač. L’iniziativa, che nasce da un territorio di frontiera a cavallo tra due lingue diverse, due sensibilità poetiche e molteplici espressività visive, ha visto la partecipazione di traduttrici, fotografe e creative, dando vita a un ricco intreccio di collaborazioni artistiche. La resa in lingua inglese del poema è apparsa sulla piattaforma europea di poesia Versopolis. Questa traduzione italiana, a cura di Darja Betocchi, è stata proposta anche su Nazione Indiana.
Il testo si presta a molteplici modalità di lettura, che agevoliamo permettendo a lettrici e lettori di scegliere la visualizzazione dei soli versi di Kodrič, dei soli versi di Vračar Mihelač o di entrambi.
la notizia del giorno ha inciso così a fondo
le madri cominciano a rifiutare il cibo
da poter essere vera
non è una decisione avventata
scuote la nostra indifferenza
loro non hanno più nulla da perdere
si scaglia oltre
se non la propria voce
l'apatia dilagante
oppongono corpi invalicabili
la perenne ipocrisia non ha limiti
sparsi come un carico
invece di una quotidianità gestibile
indispensabili come il respiro
portiamo il peso delle strade
salvano il mondo
non siamo mere spettatrici
annientando se stesse
è per lei che ci siamo strette insieme
negando il proprio corpo
la trasformazione del sistema sullo schermo
ce l'abbiamo nel sangue
ridiamo vita a corpi fragili
ce l'abbiamo nella ferita
sentiamo un dolore acuto
inevitabile come il crollo del glicogeno
rifiutiamo la stretta di mano
come la disidratazione
non dobbiamo distrarci da ciò che è stato promesso
il rancore immagazzinato nella clavicola
il respiro si fa attesa
la degradazione del tessuto muscolare
dichiarazione di stato d'emergenza
il polso rallentato e la nausea
abbiamo bisogno di più di quanto possediamo
fanno ciò che pensano di dover fare
noi donne in prima linea
già una volta si sono sdoppiate
cancellate dalla storia
ora negheranno al corpo anche quell'altra cosa
stiamo in mezzo
entrano nella fase della sopravvivenza
alla città inquieta
la voce dei figli nella gola delle madri
passaggio vietato
crollo
alle ribelli
potassio fosfato sodio
un ciclo senza fine
le madri dei figli morti, i loro cuori inutili
i segnali si esauriscono
di dimensioni sproporzionate alla funzione
frastuono della città
si riducono, si restringono
sul telefono chiamate senza risposta
anche il fegato rallenta
dove sono i limiti
i reni riducono la filtrazione
delle capacità del corpo
le madri aprono la strada alle infezioni
ridotto allo stremo
le madri dei figli morti
ma la volontà non cede
i corpi senza vita sono tutti loro
scudo vivente
cominciano con l’autodistruzione
respiro superficiale
la fame mastica il silenzio lenta come una domenica
violenti attacchi d'ansia
madri strette come alloggi operai
rovina disturbo interno
corpi mai pronunciati
resti mai pronunciati
legati dal cordone ombelicale
iniettano stricnina
nella notte abitata dal silenzio
dissolvono le membrane delle cellule
crollate e bruciate
sature e intrise di fumo
ostinate come cimici
da entrambe le parti
come pilastri portanti
da che parte stai
come un orario ferroviario
la prognosi è chiara
diritte come un faro
il battito della vena sul collo
luminose come palmi aperti
le espressioni del volto
pure come acqua buona
non rivelano nulla
alberi fieri protesi verso l'alto
il segnale di stop arde
ardono più che mai
sta cambiando
meglio che mai
affamate all'ombra
madri contro il regime
della macchina mediatica del potere
grave ipoglicemia
decompressione distruttiva
aritmia cardiaca
invito all'agonia
danni multipli
raccogliamo le forze
perdita di coscienza
sfiancate ci riverseremo nelle strade
rischio di morte
siamo consapevoli delle conseguenze
ma cos'è la morte
ci sosterremo a vicenda
per le madri di figli morti
l'aria si addensa in un presagio
per i figli senza occhi
sepolti sul podio
per gli occhi senza figli
dissepolti nel vuoto
per la fame dei figli altrove
loro guardano sazi
da mense altrui
da tavole coloniali imbandite
tintinnio di ossa
per una vista senza futuro
per avere una spina dorsale
le madri aprono le porte
per le madri sazie di dolore
comprendono
le madri affamate di giustizia
proteggono
come avvoltoi
con il filo della lama
che beccano pecore bianche
feriscono attaccano
mentre crollano le tettoie
calpestano fino in fondo
città come vetro
guance infossate
viali di rabbia e insensatezza
pelle troppo tesa
e ospedali senza incubatrici
non smetteremo di pensare
seminano morte le corporazioni
alle corporazioni dagli appetiti insaziabili
corruzione, occupazione, avidità
sanzioni insensate da quattro soldi
economia del genocidio
noialtre da sole fermeremo
l’infrastruttura del femminicidio
la mania bellica del patriarcato
colpisce più precisa di un coltello
un'ascia o una caduta dalle scale
di un drone o di un cecchino
non chiudiamo
uomo accanto a uomo
gli occhi indifferenti
sparge pugni ai confini del mondo
ogni cellula morta del corpo
le donne non vogliono partorire abusatori
lotta per sopravvivere
soldati morti
una soluzione temporanea non basta
trascorrono il loro tempo ai margini
una comunità connessa salva
rifiutano le geografie personali
ciò che è guasto
il razzismo europeo
le false speranze non saranno eterne
la storia coloniale
il male
la glorificazione dei crimini di guerra
il male
sempre la violenza
IL M A L E
il collasso del corpo
il collasso del sistema
le donne morte
il suono fra noi due
a forza di digiuno
è un grido
le madri morte di figli morti
finalmente un respiro senza paura
fanno saltare in aria il meccanismo
quando si dissolvono le asperità
le madri morti le madri vive
che contribuiamo a creare
le donne vive
la finzione si tramuta
illuminano il buio
in inesauribile speranza
con tenacia
che finalmente un giorno ci sia fra noi
come un sole al neon
uno spazio sicuro
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